Le memorie di Gasparuccio: Gaspare Borsellino Seniore ed i potenti dell’epoca
La prima dicitura di Gaspare Seniore, 1710-1786, si trova nei documenti allestiti dagli eredi per le famose cause che hanno avvelenato (ed immiserito, impoverito materialmente e moralmente) la vita dei suoi tardi discendenti per via del suo testamento piuttosto bizzarro e del successivo testamento mal fatto dal nipote (futuro “Marchese Gaspare”, 1765-1842) ed infine dal terzo testamento fatto in modo peggiore dal pronipote (futuro “Marchesino Dima”, 1792-1868). Le cause (prima fra fratelli poi tra cugini) sono iniziate nel 1843 (alla morte del Marchese Gaspare) e sono state concluse nel 1921 da mio padre. Ottanta anni di cause! Due generazioni di Borsellino si sono dilaniate (per la gioia degli avvocati).
Prima di continuare a parlare delle mie congetture, presunzioni e supposizioni, vorrei aprire due parentesi per parlare di due grandi potentati con cui sono certamente venuti in contatto quei Borsellino esistiti tra il sei e settecento e da cui, si presume, siano stati beneficiati: la Diocesi di Agrigento e la famiglia Branciforte.
Prima parentesi: Diocesi di Agrigento.
Agrigento era una città demaniale con gli abitanti che avevano ben altri diritti rispetto a quelli di una città feudale. Ad Agrigento inoltre c’era la curia vescovile di una Diocesi enorme e molto ricca, creata nel 1093 dal Conte Ruggero d’Altavilla che aveva avuto dal Papa il privilegio della APOSTOLICA LEGAZIA. La Diocesi di Agrigento era talmente vasta da essere chiamata la “diocesi bimare” perché arrivava fino a Termini Imerese. Soltanto a metà dell’Ottocento è stata creata la Diocesi di Caltanissetta ed è stata ampliata a dismisura la Diocesi di Monreale, riducendo notevolmente la Diocesi di Agrigento che oggi più o meno si identifica con l’attuale Provincia. Il primo vescovo nominato dal Conte Ruggero era stato Gerlando di Besancon, divenuto Santo e patrono della Città. Poi durante i secoli del Vicereame spagnolo il Vescovado di Agrigento ha rappresentato localmente il più importante centro di potere con decine di vescovi più o meno oscuri che si sono susseguiti fino a che nel Settecento la carica di Vescovo è stata ricoperta da un esponente dei grandi feudatari siciliani: Lorenzo Gioieni, Principe d’Aragona, Andrea Lucchesi Palli, Principe di Campofranco, Antonio Branciforte Colonna, Principe di Scordia che addirittura era un Cardinale che ha partecipato a due conclavi in uno dei quali era nell’elenco dei papabili….
Mi sembra ovvio che i Borsellino cittadini di una città demaniale, retta da un Vescovo, con terre a tre chilometri di distanza in qualche modo dovessero avere contatti e rapporti con il punto di riferimento della città. Non so dire la natura di questi rapporti che certamente ci furono. Inoltre Dima, figlio di “Gaspare Seniore” nato nel 1736 e morto nel 1812 era prete e fece tutta la sua carriera ecclesiastica prima in Seminario e poi al Vescovado di Agrigento nella Diocesi amministrativa, raggiungendo l’importantissima funzione di Vicario Generale del Vescovo in caso di sua assenza o impedimento. Torneremo a parlare di questo.
Inoltre ancora, il fratello di Gaspare Seniore di nome Liborio ebbe un figlio (anch’esso di nome Liborio, 1735-1810) che diventò Generale degli Agostiniani. Anche di questo torneremo a parlare.
Con questi due alti prelati in famiglia, si può immaginare la natura dei rapporti che ci saranno stati.
Seconda parentesi: Famiglia Branciforte.
Branciforte è stata una delle più antiche famiglie dell’aristocrazia siciliana che rimonta la propria genealogia all’epoca di Carlo Magno. I suoi esponenti nei secoli ebbero sempre incarichi prestigiosi nelle armi, nell’amministrazione e nella curia. La potenza ed il prestigio conseguiti consentirono alla famiglia di fregiarsi dei titoli di primo Barone e primo “pari” di Sicilia. Ebbero decine e decine di feudi con relativi titoli e nel Seicento fondarono diversi Comuni di cui presero l’investitura di Principe.
Alla fine del Settecento la famiglia si estingue quando Nicolo Placido Branciforte, Principe di Leonforte e Principe di Scordia, sposato con una cugina Branciforte, ultima Principessa di Butera, ebbe una unica figlia femmina, Stefania, che andò sposa al Principe Giuseppe Lanza di Trabia. Fine dei Branciforte e ascesa dei Lanza di Trabia.
Prima di estinguersi il Nicolò Placido Branciforte nel 1785 vendette il Feudo di Giardinelli facente parte della Contea di Cammarata, al mio antenato “Gaspare Seniore”. Era un feudo importante con il “mero et misto imperio” che comportava il titolo di Barone di cui prese subito l’Investitura, Giovanni figlio cadetto di “Gaspare Seniore”.
Tra gli esponenti degni di nota della famiglia Branciforte sarebbe interessante approfondire la figura di Ottavio, Principe di Scordia che, dedito alla carriera ecclesiastica, agli inizi del Seicento divenne Vescovo di Acireale. Era un fine intellettuale che ha lasciato un’opera il “De animorum perturbationibus” in cui fra l’altro c’è la descrizione minuziosa ed affascinante della villa-giardino edificata in territorio di Cammarata dal padre Ercole sul quale c’è un’ampia letteratura (“il cavaliere giostrante”). Questi giardini facevano parte del Feudo di Giardinelli in territorio di Cammarata? Indagare.
Ma per la nostra famiglia sembra più importante la figura dell’altro ecclesiastico dei Branciforte che nel Settecento addirittura divenne Cardinale e successivamente anche Vescovo dell’importante Diocesi di Agrigento. E’ stupefacente leggere la biografia di questo Cardinale, riportata nel Dizionario degli Italiani della TRECCANI. Il Branciforte amava la bella vita. Destinato alla carriera ecclesiastica fu inviato a Roma per seguire studi presso l’accademia pontificia. Ospitato da certi parenti ricchissimi, i Colonna del Borgo, ne fu adottato, aggiunse il cognome al suo ed ereditò una ingente fortuna che rapidamente comincio a dilapidare. Anche il Papa (Benedetto XIV) fu stupito dalla “soverchia generosità” di questo giovane prelato ed in qualche modo volle profittarne inviandolo a Parigi come nunzio speciale con “fastosi compiti di rappresentanza”.
Poi il Branciforte ebbe la nunziatura presso la Repubblica di Venezia, cosa che gli piaceva molto per la vita mondana che si svolgeva in quel periodo in quella città. Tuttavia non riuscì a portare a termine la sua missione e risolvere le beghe tra Venezia ed il Vaticano. Il Branciforte era considerato insufficientemente preparato sul piano dottrinale anche se non privo di abilità diplomatica.
Ritornato in sede non ottenne la legazione di Romagna e neppure la diocesi di Viterbo come era suo desiderio. Fino a che nel 1776 ebbe, quasi come punizione, la Diocesi di Agrigento dove però si presentò solo dopo due anni nel 1778. “Egli risiedette di rado nella sua Diocesi preferendo soggiornare a Palermo presso il fratello Principe di Scordia, anche allo scopo di mantenere amichevoli contatti con il Viceré”. Così recita il Dizionario biografico degli Italiani.
Il Branciforte amava la bella vita, era un uomo di corte, aveva avuto una splendida esperienza legata al fasto ed al lusso a Roma, a Parigi, a Venezia. Si può capire che non poteva sopportare la vita di provincia di Agrigento, e tanto meno poteva sobbarcarsi a compiti pastorali tra i pecorai dell’agrigentino. Non c’era neanche un Vescovo Ausiliare. Pensò bene di nominare un Vicario Generale che lo sostituisse e se ne tornò a Palermo dove le famiglie aristocratiche in quel periodo facevano a gara per offrire feste sontuose. Era il canto del cigno, era l’inizio della dissoluzione di tutti i patrimoni delle grandi famiglie feudali con debiti ed ipoteche sui feudi. Era quello che aveva fatto qualche decennio primo a Roma con la rapida dissoluzione delle ricchezze dei Colonna del Borgo. Era l’acqua in cui gli piaceva nuotare. Altro che miserie dei problemi degli abitanti della Diocesi di Agrigento.
Chi fu il Vicario Generale nominato dal Branciforte? Si chiamava Dima Borsellino, figlio di “Gaspare Seniore”.
Questa notizia getta un fascio di luce sulle origini della fortuna dei Borsellino.
Qualche anno fa all’Archivio di Stato di Palermo (nella sezione che si trova accanto alla Chiesa della Gancia in Via Alloro) ho avuto per qualche ora tra le mani l’originale dell’atto di vendita del Feudo di Giardinelli di Cammarata. Gaspare Seniore compratore, Nicolo Placido Branciforte venditore. Non sono riuscito ad interpretare quella calligrafia. Dovrei dare incarico a qualche esperto di trascrivere quell’atto per capire quali siano state le condizioni che mi immagino estremamente favorevoli per il compratore che era padre del Vescovo Vicario mentre il venditore era fratello del Vescovo effettivo, ma sempre assente dalla Diocesi.
Credo che dobbiamo essere grati al nostro avo, Vicario Dima che ha consentito per almeno nove generazioni (contando quella dei miei nipoti) benessere ed agiatezza ai Borsellino. Ed invece siamo stati ingrati: non solo abbiamo rimosso la sua memoria ma abbiamo anche distrutto la sua effige. Un suo ritratto (grande ad altezza d’uomo) è andato disperso ed io ho ben presente il ricordo di questa dispersione per incuria dei miei genitori e dei miei nonni.
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