La Grotta Inferno presso Cattolica Eraclea. Una cava di età romana di lapis specularis

Sala nella Grotta dei Cristalli (Complesso Grotta Inferno) durante le esplorazioni del CIRS di Ragusa.

La Grotta Inferno è stata identificata nel 1986 in occasione dello sbancamento per il tracciato di una strada sterrata alle pendici settentrionali di Punta di Disi, in contrada Aquileia nel comune di Cattolica Eraclea. Seguirono numerose esplorazioni da parte dello Speleo Club Ibleo, del CIRS di Ragusa e del gruppo speleologico Kamikos di S. Angelo Muxaro.

Sin dalle prime indagini la Grotta Inferno nel comune di Cattolica Eraclea, ha evidenziato la presenza di cristalli di gesso all’interno della cavità, nonchè di numerosi ed evidenti interventi antropici. Se a ciò si aggiunge la presenza di una estesa discarica di frammenti di lastre di gesso davanti agli ingressi, si può ragionevolmente concludere che la grotta può essere identificata come una cava di  lapis specularis. Ad oggi sono state identificate sei cavità del complesso Grotta Inferno con ingressi che si aprono a breve distanza l’uno dall’altro, ma non comunicanti.

Cunicolo artificiale e resti della vena di gesso asportata nella Grotta dei Cristalli (Complesso Grotta Inferno).

Una delle più significative è la Grotta dei Cristalli cui si accede da due angusti accessi che immettono in due ampie sale; una di queste si biforca in due rami divergenti, con cunicoli a sezioni regolari che conducono in aree interne.

Sin dalla prima sala è possibile osservare le tracce evidenti del lavoro di estrazione, con pareti a sezioni regolari e strati di gesso asportati. La cavità è chiaramente in parte naturale, in parte modificata dal lavoro dell’uomo.

La morfologia delle pareti scavate è molto utile per comprendere i sistemi di estrazione adottati: i lunghi corridoi scavati artificialmente, attraverso i quali si accede alle zone più profonde, presentano alle pareti i resti dei filoni di gesso prelevato.

Molto importante al fine di determinare le fasi di attività mineraria è l’indagine stratigrafica negli accumuli di detriti e scarti di cristalli: ne sono stati identificati quattro, a ridosso di pareti rocciose che presentano chiari segni di lavorazione.

I manufatti ceramici identificati all’interno della grotta sono relativi a frammenti di grandi contenitori, soprattutto anfore.  In una piccola sala interna si sono rinvenuti vari frammenti ceramici di età ellenistico-romana, di cui una grande anfora a corpo cilindrico disposta orizzontalmente e parzialmente interrata, la cui imboccatura si è rinvenuta poco distante.

Sezione tagliata della discarica con in evidenza uno spesso strato di frammenti di lapis specularis nei pressi del complesso della Grotta Inferno.

La definizione di area mineraria complessa si fonda, come accennato, sulla presenza di una discarica la cui caratterizzazione di elemento strutturale di miniera è data innanzitutto dalla estensione, che si aggira intorno ai 50 mq, per circa due metri di spessore.

Lo studio della Grotta Inferno, che costituisce la prima conferma archeologica alla testimonianza di Plinio circa la presenza di cave di lapis specularis in Sicilia, è ancora agli inizi: lo studio della cavità, dal punto di vista fisico, geologico e archeologico, deve necessariamente estendersi al contesto e alle problematiche connesse alle dinamiche insediative antiche.

Pareti con gesso selenitico rilevate durante le esplorazioni del CIRS di Ragusa e del gruppo Kamikos di S. Angelo Muxaro.

Un altro aspetto della ricerca più squisitamente archeologico e attualmente in corso di realizzazione, è relativo alla revisione delle cassette dei vecchi scavi nelle grandi villae ellenistico-romane del territorio agrigentino, in quanto la presenza di frammenti di lapis specularis può, all’epoca degli scavi, non essere stata correttamente interpretata.

Testi e documenti

Domenica Gullì – La grotta Inferno presso Cattolica Eraclea (AG). Una cava di età romana di  lapis specularis – (Atti del I Convegno Internazionale – Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013)

Domenica Gullì – Stefano Lugli – Nuove possibili tracce di esavazione di lapis specularis nel territorio di Cattolica Eraclea – (Atti del I Convegno Internazionale – Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013)

Tratto dall’omonimo articolo di Domenica Gullì, pubblicato negli Atti del I Convegno Internazionale – Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza 26-27 settembre 2013.

Fonte: www.lapisspecularis.it/

  • i sapori