I Borsellino: Il Marchese Gaspare ed il suo testamento
Il Marchese Gaspare un anno prima di morire scrisse il suo testamento olografo. Erede universale viene nominato il figlio Francesco solo in usufrutto se dovesse morire senza figli, ed in proprietà il figlio Giovanni solo nel caso in cui Francesco non avesse figli. Il figlio Francesco in quel momento era celibe, aveva 44 anni e non si prevedeva si sposasse. Il Figlio Giovanni invece aveva appena 24 anni.Il Marchese Gaspare riteneva che Francesco non si sarebbe più sposato e dirigeva tutte le sue attenzioni su Giovanni che ancora aveva la vita davanti a sé. Ed è per questo che la sua casa di abitazione abituale, cioè il Palazzo di Cattolica veniva lasciato sostanzialmente in comune assegnando soltanto alcune stanze a Francesco ed altre a Giovanni che è considerato moralmente il vero erede; infatti scrive: prelego a mio figlio Giovanni il titolo di Marchese, che conseguirà dopo la morte del mio primo figlio Dima, con doverne ottenere linvestitura nelle forme prescritte della legge in vigore. E poi rivolgendosi a Francesco scrive e finalmente convivere, ed essere unito in tutti gli interessi con Giovanni suo fratello, Giovanni che ha bisogno di un mentore per stradarlo nella virtù. Giovanni è il preferito, lerede morale. Francesco è lerede legale che dovrà darsi carico di tutti gli oneri legati alleredità nel momento in cui era ancora sospesa la partita con lErario in relazione alla questione della Ricevitoria Generale ed alla causa con Gaetani.- Ho diverse trascrizioni del Testamento del Marchese Gaspare ed una addirittura a stampa, facente parte di un fascicolo relativo ad una delle tante cause che questo testamento ha provocato. Lo scorso anno tuttavia ho voluto vedere allArchivio di Stato di Agrigento la copia originale scritta con la sua calligrafia. Grande è stata la mia sorpresa quando ho visto allegata al testamento una busta ancora sigillata con tanto di ceralacca su cui era scritto da aprire soltanto in caso di rinunzia alleredità da parte dellerede universale. La cosa mi ha turbato ed il contenuto della busta mi ha molto incuriosito. Soltanto dopo mesi ed una lunga trattativa che ha compreso anche lautorizzazione della Direzione Generale del Ministero a Roma, la direttrice dellArchivio di Stato ha consentito lapertura della busta in presenza di testimoni e con la redazione di un verbale formale. Il tutto filmato da mio figlio Francesco presente alla cerimonia. La busta contiene un foglio dal titolo Dichiarazione delle donazioni fatte a Ciccio con grafia del Marchese Gaspare e poi con grafia del figlio Francesco (che era chiamato Ciccio) un elenco con lindicazione dei notai delle donazioni ricevute dal padre che io infrascritto cancello ed annullo, dichiarandole casse, invise e nulle e come non avvenute ed in conseguenza non possono sortire nessun effetto legale, dovendo restare tutti li beni sopra donati e specificati come lo erano pria restando mio padre assoluto padrone e domino.La data di questa dichiarazione è 25.12.1835. Epoca della piena battaglia con lErario e con Gaetani. Ecco come passavano il giorno di Natale i miei antenati. Parlavano di affari e delle angustie che questi procuravano. Certamente Francesco conosceva il contenuto di questa busta segreta collegata al testamento e quindi a maggior ragione doveva accettare leredità paterna pur nella bufera dei debiti che ancora non erano quantificabili altrimenti avrebbe perso tutte le donazioni già ricevute che sarebbero tornate a far parte dellasse patrimoniale che andava diviso con tutti gli altri nove fratelli. Il Marchese Gaspare era un uomo sospettoso e diffidente: voleva che la questione con lErario e con il Conte Gaetani si sistemasse, cosa che poteva fare solo il figlio Francesco, uomo esperto che lo aveva sempre secondato negli affari mentre Giovanni non sarebbe certamente stato in grado di affrontare la situazione.Era Francesco chiamato al sacrificio. Altro che eredità. Se avesse rifiutato leredità avrebbe avuto una vita tranquilla, una vita diversa. La sua vita invece e stata molto tormentata come risulta dalla sua copiosa corrispondenza in mio possesso. Daltra parte aveva il senso del dovere e volle difendere la dignità della famiglia, riuscendo, come vedremo a riscuotere apprezzamento e rispetto in quella piccola comunità in cui è vissuto.Con quel testamento lungo e puntiglioso scritto un anno prima della morte, il Marchese Gaspare non solo condannava il figlio Francesco a grandi difficoltà per la difesa della famiglia ma lo invitava anche a prendersi cura del fratello minore Giovanni, obbligandolo a convivere con lui, assegnando ad ognuno dei due fratelli alcune stanze del Palazzo e lasciandone altre in comune. Non si rendeva conto il Marchese Gaspare che così facendo distruggeva lunicità del Palazzo e dava adito, come in effetti avvenne, a cause lunghe e dolorose che hanno avvelenato diverse generazioni di discendenti. Oltre alle cause ed ai fastidi, per decenni si è parlato di divisioni e possibili riscatti (in materia di riscatto, in archivio ho una curiosa corrispondenza tra i due cugini che furono destinati a diventare i miei nonni paterno e materno). Con il matrimonio dei miei genitori sembrava che il problema si dovesse risolvere, visto che mia madre portava in dote proprio la parte del Palazzo assegnata a Giovanni ed invece non fu così. Io stesso, che ho portato a compimento prima la divisione e poi la riunificazione del Palazzo, sono stato coinvolto per decenni in questa vicenda. Avrei potuto spendere meglio il mio tempo, ma purtroppo anche io mi sono immiserito per un soverchio attaccamento a questo Palazzo ed a questo paese. Ma già quando era ancora in vita, il Marchese Gaspare aveva rotto lunicità del Palazzo, quando aveva concesso al figlio Giuseppe una metà della cavallerizza consentendo che vi fabbricasse sopra una casa al posto delle grandi terrazze tra le due piazze che costituivano una caratteristica del Palazzo che invece è stato deturpato, essendo affiancato da una costruzione senza stile. Allorigine di tutto questo scempio cè la mentalità miope e gretta di questo mio antenato! In conclusione il Marchese Gaspare ha avuto unesistenza molto fortunata nella prima parte della sua vita, almeno fino a quando non volle occuparsi della Ricevitoria Generale di Agrigento le cui vicende lo hanno travolto. Soltanto con la caparbietà e labilità del figlio Francesco la famiglia è riuscita a superare la china.Subito dopo la sua morte iniziarono le cause fra i suoi eredi. Cause che sono durate ottanta anni per la gioia degli avvocati e dei periti di t
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