Le memorie di Gasparuccio: i primi Borsellino trasferiti a Cattolica
Dalle ricerche anagrafiche nei registri parrocchiali di Cattolica e di Agrigento, risulta che i primi Borsellino si trasferirono a Cattolica, paese di nuova formazione, attorno al 1670, provenienti dalle campagne a tre chilometri a Nord di Agrigento sulla strada che va a Raffadali.
Ancora oggi queste terre sono conosciute con il nome di Borsellino (Vedi mappa TCI) ed ancora oggi queste terre appartengono a mio figlio Francesco (detto Ciccio) erede degli ultimi discendenti Borsellino.
Risulta quindi che un Francesco Borsellino si trasferì con la moglie di nome Stefana che aveva sposato ad Agrigento nel 1678 (quando aveva appena diciotto anni) la quale morirà a Cattolica il giorno 08.10.1699.
Da questo primo matrimonio ebbe certamente un figlio di nome Gaspare che si sposerà nel 1703 con tale Raimonda Galletta. Non seguiremo questa discendenza che ha dato origine ai Borsellino installatisi a Ribera, mai considerati nostri parenti.
Rimasto vedovo, Francesco si sposa (dopo appena un mese dalla morte della moglie!) a Cattolica il giorno 08.11.1699 con la cattolicese Vittoria Castelli di anni ventiquattro (mentre lui ormai di anni ne aveva trentanove). Da questo matrimonio nascerà il 14.10. 1710 un figlio che si chiamerà Gaspare che rimarrà orfano di padre a due anni di età e sarà quindi allevato soltanto dalla madre. Si tratta di quel Gaspare chiamato “Gaspare Seniore” per distinguerlo dal nipote (figlio del figlio primogenito Francesco) che sarà chiamato “Marchese Gaspare”.
Un secondo figlio di Francesco e Vittoria si chiamerà Liborio di cui io so soltanto che si è sposato con tale Carmela Rizzuto il giorno 23.11.1727. Figlio di questo Liborio è quel Liborio Borsellino prete che diventerà Generale dell’Ordine degli agostiniani, da sempre considerato un membro importante della nostra famiglia. Un suo grande ritratto si trova nella sala di ingresso del Palazzo di Cattolica.
Francesco quindi ebbe due mogli (Stefana e Vittoria) e da ambedue ebbe un figlio maschio a cui dette il nome di Gaspare. Il che fa pensare che il padre di questo Francesco si chiamasse Gaspare. Gaspare Borsellino o Borsellini o anche Borzellino e Borzellini come indifferentemente risulta nelle antiche scritture.
Cosa faceva ad Agrigento nella prima metà del seicento questo ipotetico Gaspare Borsellino? Come campava? Quale era la sua origine? Da dove proveniva la sua famiglia?
Le famiglie dominanti in Sicilia (e la nostra, sia pure piccola nobiltà di provincia, lo è stata) per lo più avevano origini remote; avevano ottenuto i feudi essendo venuti da lontano al seguito dei conquistatori. Addirittura i primi feudatari di origine normanna si consideravano commilitoni di Re Ruggero nella cacciata degli arabi. Poi arrivarono gli Svevi, poi gli Angioini, poi gli Aragonesi ed infine il lungo vicereame spagnolo e sempre arrivavano da fuori nuovi feudatari, nuovi baroni, nuovi dominatori.
Da quel che mi risulta i Borsellino invece erano autoctoni. Sono sempre stati lì, in quel triangolo di terra a nord di Agrigento che arriva a Raffadali e poi a Cattolica. Erano abitanti di Agrigento, città demaniale cioè libera da vincoli feudali, e a pochi chilometri dal centro abitato possedevano la terra che coltivavano.
Fin qui i dati anagrafici e le congetture. Ma perché questo trasferimento da una città demaniale governata da un Vescovo ad una paese feudale alla mercè di un Principe? Per dare risposta a questa domanda bisognerebbe sapere in quale anno i Borsellino hanno cominciato ad occuparsi del Feudo di Santo Pietro, localizzato sulla costa marittima tra Cattolica e Ribera. Il Feudo apparteneva al Ducato di Bivona. E’ probabile che i Borsellino in un primo tempo ne fossero soltanto gabelloti. Suppongo che questo primo Francesco Borsellino segua a ritroso il cammino fatto dai suoi antenati che si erano allontanati dal mare per difendersi dalle incursioni degli arabi. Francesco ritorna verso il mare, verso la foce del Platani la cui vista si domina perfettamente da Cattolica. Suppongo vada verso il feudo di Santo Pietro, entrato nel patrimonio della nostra famiglia proprio in quegli anni. E’ un feudo assolato e molto fertile, particolarmente adatto alla coltivazione del grano duro molto richiesto di cui la Sicilia (granaio d’Europa) è la principale esportatrice.
Tutte queste sono supposizioni, presunzioni molto verosimili.
Quel che appare certo è che i Borsellino non vengono a Cattolica in cerca di fortuna, visto che provengono da terre che portano il loro nome alle porte di Agrigento.
Io ricordo bene di aver frequentato da bambino i caseggiati in quelle terre. Erano chiamati “La roba granni”. Era un baglio con un grande cancello ed al centro del cortile c’era una cisterna con una bocca monumentale. Al fondo c’era la casa padronale cui si accedeva con una scala con gli scalini estremamente bassi. Si diceva che il vecchio Borsellino, chiamato “Lu barunazzu” l’avesse costruito in quel modo perché amava salire le scale a cavallo. Favole certamente che avevano eccitato la fantasia di un giornalista della “Sicilia” che una ventina di anni fa frequentò il mio archivio ed alla fine scrisse un “pezzo di colore” riguardante questi primi Borsellino che si trasferirono a Cattolica. Fin dal titolo volle mettere in risalto questa storia eccentrica. Si riporta la fotografia dell’articolo.
Ricordo che dal baglio si accedeva ad un enorme ovile ove trovavano rifugio centinaia e centinaia di pecore. Successivamente questo centro aziendale è stato deturpato con la costruzione di capannoni per l’allevamento razionale di mucche e l’azienda per lungo tempo ha rifornito il latte ad Agrigento.
Non so se questo Francesco Borsellino venuto a Cattolica fosse il figlio o il fratello del Barunazzu. So che veniva verso il mare e che subito si accaparrò le aree edificabili di fronte l’abitazione del Principe dove poi sorse la piazza del paese.
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