‘Venerdì Santo’: poesia di Pino Pennino

Il venerdì è detto “ Giorno Santo “,
perché in quel giorno Dio ha Amato tanto

la Sua misera e dolce creatura
da mandare il Suo Figlio a sepoltura;

ed anche il Figlio il mondo ha tanto Amato
da prender su di Sé tutto il peccato.

Si fece Vittima espiatoria
a Dio, e quale Dio, meritoria.

Il popolo che prima canta “Osanna!”,
poi grida forte. “ Morte, Sua condanna”.

Ti posero in spalla un manto rosso
beffandosi di Te a più non posso;

per scettro una canna Ti hanno dato;
il bel viso, di schiaffi oggetto è stato;

sputi insulti scherni e flagellazione,
sono stati un’infame umiliazione;

le spine in testa conficcate,
le nostre nefandezze Te l’han date;

per stenderTi in Croce T’han spellato
strappandoTi il vestito incollato

col sangue raggrumato, sulla pelle,
e giù ancora gocce a catinelle;

i chiodi che mani e piedi han trafitto,
tormenti voluti che abbiamo inflitto;

ormai alla fine, sete avevi;
mettemmo nella spugna aceto: “Bevi”.

Qual fu Sua sofferenza tutti sanno:
Ed io …non provo pena, sento affanno

al vedere il Sommo Unico Dio
patire e morire per Amor mio?!

Crudele mi gustavo il Tuo patire
e Tu, per me stavi a morire!

Nel Tuo immenso Amor mi hai perdonato
e con Te il Padre; poi …sei spirato.

Sangue ed acqua sgorgano dal Costato,
con questi mi hai redento e mi hai lavato.

Oh Sommo mio Bene, mio Dio,
patisti e moristi per AMOR mio!

Morendo Gesù, sconfiggi la <>
ridandoci, così, primiera sorte.

Adesso capisco e so quanto mi Ami;
Ti prego: fa che Te solo io brami

al di sopra di tutti e d’ogni cosa,
finché l’alma mia in Te non riposa!

Fa che comprenda il messaggio d’Amore
che dalla Croce irradia il cuore!

Mi aiuti la Tua Mamma addolorata,
Che, pur sapendo, la vita Ti ha data!

Nell’ora dell’addio e dell’agonia,
Vi prego, restate in mia compagnia

così che io, non più triste e affranto,
rimanga in eterno a Voi accanto!

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Cattolica Eraclea (Ag), 30.03.2010 – h.02’15

Pennino Giuseppe

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