Ustica, strage causata da un missile. Parla la moglie della vittima Calogero De Cicco

DECICCORIBERA. “Ci sono voluti quasi 33 anni per fare luce sulla tragedia della “strage di Ustica”, sull’aereo Itavia che precipitò in mare con gli 81 passeggeri.

C’è voluto un giudice civile della Cassazione per fare luce su fatti per i quali il silenzio dello Stato Italiano è stato assordante. Finalmente giustizia sarà fatta non tanto perché lo Stato potrà risarcire le famiglie delle vittime, ma quanto per l’accertamento della verità e delle responsabilità per una tragedia che ha sconvolto 81 famiglie”.

A parlare è Maria Randisi di Cattolica Eraclea, vedova da Calogero De Cicco di Ribera che nelle serata del 27 giugno 1980 si trovava su quell’aereo, il Dc-9, che cadde in mare di fronte alle coste palermitane, prima di arrivare sull’isola di Ustica. “Abbiamo appreso la notizia della condanna dello Stato Italiano dalla televisione che ha riportato la condanna della Cassazione – continua ancora la signora Randisi, che oggi lavora al comune di Ribera e che rimase allora vedova con due figli, Michele e Giovanni molto piccoli – è la prima verità ufficiale sulla tragedia causata non da una bomba, ma pare da un missile esterno forse lasciato da un aereo francese. Non ci siamo mai fermati nella lotta per cercare con disperazione la verità dei fatti. Abbiamo fatto causa, appelli e ci siamo costituiti da decenni in associazione per la strade di Ustica con sede a Bologna dove abbiamo avuto il pieno appoggio del senatore Bonfietti che ha perso nel,a tragedia pure un familiare”.

La ricerca della verità per la donna è stata una ragione di vita perché la tragedia, al di là del momento straziante, è venuto dopo quando ha dovuto crescere i figli. E nonostante tutto, ha saputo tenere bene i contatti con le famiglie delle vittime, con gli avvocati e con quanti hanno avuto a cuore la verità sull’area Italia “caduto” a mare. E’ stata in questi anni molto attiva tanto che due anni fa, in nome del marito e delle altre 80 vittime della tragedia, la sua famiglia, De Cicco-Randisi, ha voluto donare un tabernacolo alla chiesa della Mercede di Cattolica Eraclea.

“Qualche mese abbiamo voluto rendere omaggio a tutte vittime – continua ancora nel racconto Maria Randisi – realizzando a nostre spese un monumento funebre all’interno del cimitero di Cattolica Eraclea, dove sono arrivate da tutta la Sicilia e da altre regioni italiane ben 53 famiglie dei viaggiatori periti a bordo dell’aereo. Abbiamo avuto la possibilità di fare una preghiera comune e di appoggiare sul marmo un fiore per ricordare i nostri cari”.

Calogero De Circo, che era un commerciante riberese di carne all’ingrosso, tornava da Bologna per lavoro e a Punta Raisi era atteso dalla famiglia.

Enzo Minio

Da: La Sicilia