Un benvenuto alla poetessa Nina Russo nel suo paese natio

NIno Pennino di CEO saluta la scrittrice di origine cattolicese che stasera, 8 agosto, presenta il suo libro nella villetta antimafia

Il suo nome mi richiama alla mente il passato quando lei giovanissima sorridente s’iscrisse al mio corso di lingua italiana per qualche ora alla settimana. Ero docente a Mannheim per i figli di Italiani, che provenivano da tutte le nostre regioni. Ritrovarmi tra i banchi di scuola alunni di genitori compaesani, mi facevano sentire a casa durante la lezione. Ma era soltanto un’illusione, perché si viveva in un contesto totalmente diverso, ero in tutt’altra realtà. Quasi tutti i frequentanti erano stati strappati dalla propria terra e trapiantati in quella straniera. Non mi chiedevo quali problemi avessero a casa, benché presentissi che loro non avevano una vita facile. Riconoscevo senza indagare l’assillo che vivevano quei corpicini tanto fragili. A volte venivo a sapere che quando i genitori si recavano al lavoro i figli trovavano rifugio nei grandi supermercati riscaldati, dove rimanevano fino all’apertura della scuola tedesca, che frequentavano. Soffrivano l’impatto con un’altra lingua, che dovevano imparare bene per inserirsi nella nuova società. Dovevano seguire i loro genitori, che qui avevano trovato lavoro. Il mondo industriale dava loro il pane quotidiano a un caro prezzo come quello dell’allontanamento da tanti affetti e dai prodotti agricoli saporiti del proprio suolo, che costituivano la loro parca mensa sana. Non tutti riuscivano ad adattarsi nel nuovo ambiente e allora ritornavano in patria.
La regione tedesca metteva a disposizione di questi ragazzi un’aula scolastica, che era spaziosa, munita di lavandino con acqua corrente a tutte le ore, con carta per asciugarsi le mani e con una grande lavagna rettangolare. Impensabile dal luogo, da dove essi provenivano. Le poche ore settimanali non erano sufficienti per una buona conoscenza della propria lingua, ma le direttive europee non prevedevano di più. L’obbligo era di frequentare la scuola con la lingua locale in prospettiva di un futuro migliore.
Il Comune di Cattolica Eraclea promuove e presenta in questi giorni il libro di poesie con il titolo ”Talvolta mi sfiorano le tenebre” di uno di questi, che si chiama Nina Russo Karcher. Per l’occasione è venuta in paese ed invitata nella stanza del sindaco, dove ebbi piacere a rivederla. Salendo le scale del Municipio lessi un manifesto con il suo nome associato a quello del poeta Santo Lucia, di cui poesie e canti venivano intonati per uno spettacolo musicale. In questo modo si annunciava la presentazione del suo libro. Me lo procurai per leggerne il contenuto. Fui colpito dalla sua poesia leggiadra e moderna. Le sue poesie mi piacquero tanto, mi sconvolsero, perché non riuscivo a penetrare nella sua anima sensibile, pervasa di tristezza. Le sue poesie tradotte si possono leggere in italiano, che non è più la sua lingua con cui esprime i suoi delicati sentimenti d’artista. Il suo nuovo linguaggio perfetto è quello tedesco; l’albero sradicato ed innestato altrove a suo tempo ha portato altri frutti.