TEATRI DI PIETRA. Il Persiano a Eraclea Minoa, Le Rane a Palazzolo Acreide e il debutto di Incanto Scantu al Teatro di Monte Jato

Aperti tutti i siti siciliani del 2015, Teatri di Pietra inizia le sue repliche nelle aree archeologiche e nei siti monumentali del circuito, che andranno avanti fino al 23 agosto. Tre i siti che Sabato 1 agosto ospiteranno gli spettacoli di Teatri di Pietra: l’Area archeologica di Eraclea Minoa, il Teatro Akrai di Palazzolo Acreide e il Teatro antico di Monte Jato.

AREA ARCHEOLOGICA ERACLEA MINOA – CATTOLICA ERACLEA
Sabato 1 luglio alle ore 21.15 nell’ Area archeologica di Eraclea Minoa sarà messo in scena “Il Persiano – Cartaginese” per la regia di Giancarlo Sammartano. Si tratta di un repertorio di due spettacoli da testi plautini di diversa natura ma di pari significato e valore che ripropongono la storica ed affascinante modalità scenica di quella drammaturgia. Il Persiano, nel suo perfetto intreccio di verità ed apparenze, realizza un modello inimitabile di macchina comica, dove la boria del potere dei padroni è messa impietosamente alla berlina con uno spirito dissacrante che rimanda alla poetica di Aristofane, all’utopia di una società di giusti in armonia con la vita naturale del mondo. Il Cartaginese, composto nel ricordo delle guerre puniche, che tanto avevano scosso la potenza militare e politica romana, costituisce un esilarante intreccio di innamorati, ragazze libere vendute come schiave, di servi sciocchi e intraprendenti, di soldati spacconi. Travestimenti, inganni, trappole costruite a vista per lo scioglimento finale dove trionfa la giustizia elementare del buon senso nel sogno della libertà collettiva. Gli spettacoli, (con la regia di Giancarlo Sammartano, scena e costumi di Daniela Catone, musiche di Stefano Marcucci, maschere di Giancarlo Santelli) ripropongono la storica ed affascinante modalità scenica di quella drammaturgia: solo quattro attori infatti, attraverso l’uso delle maschere interpretano – in un vorticoso e di per sé esilarante gioco teatrale – i quindici ruoli dei due testi. La formula riprende con coerenza e rigore l’esperienza dei primi anni ’90 con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa intorno a Curculio e Truculento di Plauto con la regia di Giancarlo Sammartano. Le maschere, realizzate da Giancarlo Santelli, sono ricreate sul modello delle terracotte votive a Dioniso, rinvenute negli anni ’60 e ‘70 negli scavi della necropoli di Lipari, che riproducono fedelmente i tipi della commedia greca nuova di Menandro e per affinità quelli della palliata latina. La Compagnia si fa letteralmente in quattro per riportare oggi – con scrupolo filologico e libertà di pensiero – alla dimensione originaria il teatro plautino: restituendogli da un lato il divertimento degli intrecci, delle situazioni, dei caratteri, degli scontri verbali; ma anche guardando alla grande lezione del teatro classico che ha nel rapporto con il pubblico – sia nel tragico che nel comico – il valore di un’esperienza conoscitiva sulla natura del mondo sociale. Una memoria segreta sul senso e il valore del Teatro, in cui la parola acrobatica danza in un corpo vitale, dove oltre la malizia di espugnare il pubblico – di piacere – trasmettendo tensione o allegria, circola un umore acre e coinvolgente. Il Persiano e Il Cartaginese, come due capitoli di un grande romanzo, nascono oggi in equilibrio tra la memoria di un vivo passato e il legittimo desiderio di inventare ancora, comunicando al nuovo pubblico – così diverso ma non difforme da quello antico – il senso di un divertimento che sia anche curiosità del conoscere e gioia del sapere. Lo spettacolo replicherà il 5 agosto Teatro Akrai Palazzolo Acreide.
Il Persiano // Cartaginese da Tito Maccio Plauto
regia Giancarlo Sammartano
musiche Stefano Marcucci
scena e costumi Daniela Catone
maschere di Giancarlo Santelli
con Paolo Floris, Tommaso Lipari, Mattia Parrella e Andrea Puglisi
TEATRO AKRAI – PALAZZOLO ACREIDE
Al Teatro Akrai di Palazzolo Acreide sabato1 agosto alle ore 21.15 sarà messa in scena l’ultima replica di “Le Rane” della Compagnia La Bottega del Pane diretto da Cinzia Maccagnano. Le Rane di Aristofane sono una parodia della decadenza politica e culturale dell’Atene dell’epoca del 405 a.C., ma soprattutto una riflessione sul teatro e sulla vita morale e sociale, all’indomani della morte di Euripide e Sofocle, ultime guide intellettuali della polis. Protagonista è Dioniso, il dio del teatro, ma che qui non è più il seducente straniero delle Baccanti, bensì un patetico personaggio in cerca d’autore, un attore senza ruolo al quale avanzano battute tragiche che, fuori contesto, risultano penose e grottesche. Il ridicolo Dioniso, con un imbarazzante travestimento da Ercole, intraprende il viaggio per l’oltretomba in cerca dell’autore che possa ridargli dignità, e con lui anche al teatro e quindi alla società, a cui solo il teatro può e deve insegnare la virtù. Con lui il servo fidato Xantia, pronto e astuto. Inizia così la Catabasi verso gl’inferi, dove non possono mancare gli incontri con Caronte, Plutone e molti altri personaggi, i quali sono la copia conforme di una umanità bassa e volgare che abita il mondo terreno. Parentesi poetica è il coro di rane della palude infernale che sbeffeggia Dioniso, ma non rinuncia a cantare cignescamente intraducibili versi poetici, unico conforto dell’anima. Il viaggio si conclude con il tanto atteso incontro con Euripide ed Eschilo, intenti a litigare per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. Euripide accusa Eschilo di ridondanza e di poca chiarezza, ed Eschilo rimprovera Euripide di aver corrotto gli ateniesi con i suoi esempi immorali insegnando loro a tradire, uccidere ed evitare i doveri. Aristofane contrappone così la poesia brillante, figlia della sofistica, di Euripide e la magniloquenza di Eschilo, a volte oscura, ma di grande valore etico. Alla fine Dioniso, giudice dell’agone, sceglie di riportare in vita Eschilo, come per dire che per una società oramai al tramonto, incosciente della propria volgarità, è meglio riportare alla memoria buoni esempi di valori e di vivere civile, piuttosto che sperare in una capacità di autocoscienza di fronte ad esempi di corruzione e degrado. Le Rane, pur con una vena comica festosa, di ispirazione lirica, parla con una tristezza sconsolata di un vuoto culturale. Dioniso ha perduto il fascino della sua doppiezza, del suo oscillare tra bene e male, del suo dire e non dire, del suo nascondere per mostrare, ovvero ha perduto l’arte del teatro, di cui è rimasta solo la parvenza farsesca e deprimente. Eppure il teatro non perde mai la sua funzione e infatti mostra la sua stessa desolante condizione per indicare la miseria in cui è stato ridotto e insieme ricordare il proprio valore, scuotendo la coscienza di cui è esso stesso genitore. «Aristofane guarda con nostalgia al passato perché sia evidente il vuoto presente – scrive Cinzia Maccagnano nelle note di regia – . Ma noi nel vuoto ci stiamo da un po’, non stiamo assistendo alla fine di un mondo virtuoso, siamo già oltre la degenerazione e lo sgretolamento della nostra società. Il finto cambiamento si è svelato in tutta la sua volgarità lasciando solo smarrimento, vuoto, macerie. La cultura non si mangia, l’arte non produce, la gente vuole ridere…. È tempo di ricostruire, tempo di rimettere in forma le idee, tempo di desiderare e perciò di sognare. Basta uno che sogni per udire il canto delle Rane. E già, le Rane, chi sono? Le creature che stanno tra la vita e la morte, tra il sogno e l’incubo, tra la realtà e la finzione, tra il chiaro e l’oscuro, sullo Stige in attesa del trapasso, in attesa di poter cantare per essere zittite o ascoltate da chi, in bilico, sta inseguendo una chimera… Le Rane sono la poesia, che non si vede, ma è ovunque la si voglia evocare; sono la natura altra del mondo. Alla fine non conta più trovare l’autore di frasi “poderose”, ma riconoscersi tra Rane e insieme intonare il bel canto che accompagni l’impresa della risalita o almeno che illuda i sognatori d’essere più vicini al sublime».
Bottega del Pane
LE RANE – Malincommedia sull’orlo del mondo
da Aristofane, traduzione Cristina Putignano
regia e drammaturgia Cinzia Maccagnano
con Luna Marongiu, Cinzia Maccagnano, Cristina Putignano, Rita Salonia, Oriana Cardaci
canto Daniela Troilo
scena e Coro Rosalba Cannella – Mariella Beltempo; costumi Chiara Pizzolo; musiche originali de Seta – Fontana – Lorenzi
TEATRO ANTICO MONTE JATO – SAN CIPIRELLO
Debutta al Teatro antico di Monte Jato sabato 1 agosto alle 18 la prima di “Incanto Scantu” spettacolo tratto da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade di cui firma la drammaturgia Petrokos Usaja, mentre le coreografie e la regia sono di Aurelio Gatti. In scena, in uno spazio forse museale (come tanti ridotto a “non luogo”) due donne statue, due donne viventi, un musicista, un terzo e forse un’altro. Una distesa d’acqua non distante. I personaggi non rappresentano nessuno, sono astrazioni dell’uomo che non riesce più a vedere e a sentire “l’invisibile” che ha rotto i contatti con il metafisico, o con Dio, o semplicemente con la propria storia, e non sa più essere felice. Non sono testimoni perché non c’ è l’ idea di futuro o di passato, di slancio o di ritorno, perché è smarrito il punto di partenza. I personaggi in scena (Marta Cirello, Tiziana D’Angelo e l’allievo di Franco Scaldati, Salvatore Pizzillo) sono i protagonisti di un mondo disarticolato e insignificante, tanto intriso di quotidiano da non poter – più – accostarsi al reale. Per ri -tornare alla realtà bisogna rifarsi al mito che non è il contrario della realtà, ma il racconto/ rivelazione di qualcosa avvenuto all’essere…. Il mito che non è stato abolito del tutto, che è stato cacciato nelle oscure zone della psiche, o in attività secondarie e irresponsabili della società, diventa il tramite per ritrovare il reale.
I linguaggi di questa messinscena sono la musica (originali eseguite dal vivo dallo stesso autore, Lelio Giannetto), un idioma teatrale intriso di dialetto tutto suono, fragore, cose, azioni, e una lingua antica simile a quella che immaginiamo fosse di Omero (quello di Franco Scaldati), il verso omerico e di Ovidio, la fisicità degli interpreti .
«… Con le parole puoi uccidere o anche salvare, puoi comunicare o evocare formule magiche, a patto che le parole poi svaniscano, che tornino a essere suono» ha affermato Franco Scaldati …. e quindi il reale. Lo spettacolo replica il 4 agosto al Castello di Castellammare del Golfo; il 7 agosto a Morgantina; il 13 agosto al Teatro Akrai di Palazzolo Acreide; il 18 agosto a Eraclea Minoa e il 19 agosto al Tempio Hera di Selinunte
Amici della Musica S.Cicero //Curva Minore //Mda Produzioni Danza
INCANTO SCANTU
da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade
drammaturgia Petrokos Usaja
regia e coreografia Aurelio Gatti
musiche originali eseguite dal vivo Lelio Giannetto
con Marta Cirello, Tiziana D’Angelo e Salvatore Pizzillo
La rete Teatri di Pietra, ideata da Capua Antica Festival e diretta da Aurelio Gatti, quest’anno in Sicilia è promossa direttamente dai Comuni coinvolti con il sostegno dall’Associazione Teatri di Pietra Sicilia e Capua Antica Festival, in collaborazione con il FAI di Agrigento. Anche quest’anno Teatri di Pietra da vita a un percorso di arte e cultura che privilegia lo straordinario patrimonio storico e artistico siciliano e al contempo offre una concreta opportunità di sviluppo socio-culturale e crescita dei territori coinvolti: obiettivo principale è promuovere la conoscenza del patrimonio storico e paesaggistico della Sicilia attraverso lo spettacolo dal vivo e valorizzare aree straordinarie che si offrono ad una fruizione più ampia, coinvolgendo un pubblico diversificato e più vasto. Tutto questo nonostante la crisi, anche del settore, che non da tregua agli operatori dello spettacolo che continuano nonostante tutto a stare in prima linea, in scena sopra un palco che per tetto ha un cielo di stelle, convinti che la bellezza e il teatro possano dare vita a una nuova comunità. Ed è proprio questo il feel rouge che lega la programmazione siciliana di Teatri di Pietra 2015 che propone capolavori del Mito come testimonianza di una grande perdita, quella della comunità. Questo è lo spirito dell’undicesima edizione di Teatri di Pietra Sicilia: la ri-costruzione di una comunità consapevole e aderente alla proprio storia e identità attraverso il riconoscimento di quegli stessi luoghi, oggi siti archeologici o monumentali, che furono centro e cuore pulsante di civiltà. La ricorrenza di Teatri di Pietra Sicilia, che dal 2005 si propone puntualmente ogni anno nonostante le difficoltà, fa di questa manifestazione un appuntamento “atteso” , testimonianza di un progetto di rete culturale che aggrega e cresce intorno a un’idea innovativa di valorizzazione e sviluppo sostenibile dei territori. Una nuova edizione quindi, resa possibile grazie all’impegno delle Amministrazioni coinvolte che attraverso Teatri di Pietra ribadiscono la volontà a operare un diverso modo di fare “turismo/cultura e sviluppo” privilegiando progettualità che concretamente dialoghino con il territorio, le cittadinanze e le identità che queste esprimono e in cui i luoghi non siano solo demanio da affittare . Un progetto che anche in un momento di grande difficoltà riesce a esprimere la convinzione e la determinazione a fare della cultura e del patrimonio la risorsa principale di sviluppo delle cittadinanze coinvolte. Teatri di Pietra quest’anno è presente in cinque regioni italiane Lazio, Campania, Basilicata, Toscana e Sicilia, e ha coinvolto il pubblico in una nuova e diversa fruizione di 22 siti sparsi sul territorio.
Informazioni: Gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15, fatta eccezione per Monte Jato (inizio ore 18)
Biglietti euro 12 intero, euro 10 ridotto, euro 8 convenzioni. Si possono acquistare presso le biglietterie dei siti, la stessa sera dello spettacolo.
Prenotazioni: è possibile prenotare i biglietti inviando un SMS o un messaggio WhatsApp al nr 3279473893 indicando: data e titolo dello spettacolo; sito della rappresentazione, nr biglietti da prenotare e Cognome. La prenotazione sarà riservata fino a 15 minuti prima dell’inizio dello spettacolo

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