Scrive Maurizio Miliziano su sentenza Cuffaro: “Non c’è nulla da festeggiare…”

Non c’è nulla da festeggiare…
Sono stato invitato a festeggiare davanti l’Assemblea Regionale Siciliana, immagino come tanti altri, a festeggiare la condanna definitiva di Cuffaro con un cannolo. Parlo semplicemente come uomo e come siciliano, senza bandiere e distintivi. Ho provato fastidio. Non ho accettato l’invito, non ho alcuna intenzione di festeggiare. Al contrario, dentro di me, lo confesso, c’è molta tristezza, un’infinita tristezza. Sento quasi fisicamente il rumore di un pesante cancello, il cancello del carcere, che si chiude dietro le spalle di un uomo che fu molto potente e che, adesso, è un detenuto, un condannato con sentenza passata in giudicato per un reato orribile, disgustoso, che getta un’ombra perpetua di indegnità su di lui, provocando disperazione e vergogna nei suoi familiari. Si stanno consumando dei drammi, drammi che ci coinvolgono come siciliani, come donne e uomini che cercano giustizia e non vendetta. Condannato per avere favorito Cosa Nostra. Avere favorito la mafia, quella stessa mafia che ha ucciso magistrati, poliziotti, bambini, sacerdoti, giornalisti, politici. Ma cosa c’è da festeggiare? Noi siciliani, che siamo stati governati per anni da questo uomo che si affida alla Madonna, che vanta parecchie amicizie negli ambienti ecclesiastici, che ha frequentato, come me, istituti salesiani e opus dei, che aveva un modo generoso, gentile, pacioccone direi, di avvicinare la gente ma con una una visione della politica molto vecchia, feudale, e una visione dei diritti mai riconosciuti come tali ma solo come occasione per concedere favori, che abbiamo da festeggiare? Questo uomo, che ha avuto pessimi maestri forse, per le alte responsabilità avute durante la cosiddetta prima repubblica, molto più colpevoli di lui e che molto più di lui hanno distrutto, in Sicilia, ogni speranza di cambiamento nascondendosi pure loro dietro lo Scudo crociato della Democrazia Cristiana, personaggi che come lui andavano e vanno in chiesa ogni domenica, ebbene questo uomo riempiva le sale, folle oceaniche ai suoi raduni. Questo uomo è stato condannato definitivamente per avere favorito non singoli mafiosi, ma la mafia nel suo complesso come organizzazione criminale. Questo uomo oggi è solo, dentro una cella, com’è giusto che sia, mentre in Sicilia continua la malapolitica, mentre ancora esiste il voto di scambio, mentre la mafia e il racket sono ancora forti, mentre le collusioni e le connivenze tra politica, mafia, affari e massoneria sono ancora salde. No, non c’è niente da festeggiare. Perchè è la Sicilia che perde, tutta la Sicilia. Si lo so, io, tanti, siamo diversi, la Sicilia “buona”. Siamo quelli che lottano ogni giorno per una cultura della legalità, dello sviluppo nel rispetto delle leggi e dei valori sani del mercato solidale. Siamo quelli che lottano contro la mafia. Ma io voglio che tutta la Sicilia sia libera e tutti i siciliani liberi. Non riusciamo a costruire, politicamente, un’alternativa appetibile, vincono sempre i “cattivi”. Cos’è, un destino ineluttabile? Una condanna, una maledizione divina?. In questo senso siamo un po’ tutti degli sconfitti. No, non c’è niente da festeggiare. Adesso che la giustizia ha fatto il suo corso dobbiamo rispetto per un uomo che è rimasto solo davanti alla sua coscienza che mi auguro lo tormenti tutti i giorni e tutte le notti, per il suo bene. Dobbiamo rispetto per l’infinito dolore dei familiari incolpevoli. E con la consapevolezza che con la condanna di Cuffaro, che sta pagando anche per tutti coloro che in qualche modo sono sfuggiti ai rigori della legge, non abbiamo una Sicilia più libera dalla mafia, dal sottosviluppo e dalla politica delle clientele e degli affari. La battaglia è ancora lunga e lo dimostra che chi ci governa in questo momento proviene da quella concezione feudale della politica, da cui s’è abbeverato Cuffaro, e quella politica pratica e che lo troviamo a braccetto con chi quella stessa concezione e pratica dovrebbe, insieme a noi, contrastare. Io non ho festeggiato.
Maurizio Miliziano
Grato per attenzione e commenti

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