Salone del Libro 2011 – Liborio Butera intervista Nunzio Beddia, autore cattolicese

Per il secondo anno consecutivo Nunzio Beddia è presente al Salone del libro di Torino, hai esordito con “Il giardino di Pietra” mentre in questa edizione cosa hai presentato?

“Il Collezionista di Aurore” e il saggio “Cristo e il tempio di Demetra”. Poi, nella stessa ora, ho presentato il libro di Stella Carlino “La sorgente delle Muse”, di cui ho curato l’introduzione.
Prima di passare ai miei libri, mi preme dire qualche parola sul libro di Stella Carlino: un libro notevole per il contenuto e per la forma, con il quale la scrittrice fa un passo oltre il libro precedente “Il Poeta”, addentrandosi sempre di più e con esperienza maggiore in alcuni “paesaggi” specificamente del Mito. La Carlino, inoltre, ci ha informati che sta lavorando a un vero e proprio romanzo, avvertendo ormai la necessità di passare da una dimensione tutta affidata al verso e alle immagini liriche, anche se sapientemente strutturate in storie dal respiro “narrativo”, ad una struttura fondata sull’oggettività della prosa, sullo svolgimento dei personaggi, sull’invenzione d’un vero e proprio racconto.

Cosa racconti nel “Collezionista di Aurore”? E a quale tipologia di lettore ti volgi?

Non credo che i miei libri siano nati avendo in mente una ben definita tipologia di lettore. Sono nati perché dentro di me si è fatto largo un problema, una intuizione, una “ossessione”; qualcuno o qualcosa ha voluto emergere, venire alla luce. Io ho prestato me stesso per una tale gestazione e nascita. Detto questo, dico che il libro è la summa di una spontaneità creativa e di una progettazione fredda e voluta. La prima si è manifestata durante le passeggiate mattutine che ho fatto, per un certo periodo, lungo le strade di Agrigento, di Cattolica o di certe zone di campagna. La progettazione si è presentata, invece, allorché mi è balenata l’idea di fondere i pensieri che avevo trascritto durante tali passeggiate, inventando così le cerniere indispensabili perché ciò che era slegato potesse “apparire” unitario. L’operazione di fusione sembra sia riuscita perfettamente, dando luogo ad un libro che non può dirsi un romanzo tradizionale e nemmeno un diario. Per certi versi è una nuova creatura, un Ibrido, la sintesi, come dice bene la Stella Carlino nella quarta di copertina, di due intelligenze: quella del “barbone” e quella del “rabbi illuminato”. Se poi mi si chiedesse quali sarebbero gli argomenti sdoganati da questo libro, credo siano: l’interiorizzazione propria del neocatecumenato cattolico, le scritte sui muri, la fantasia più metaforica e sbrigliata, un umorismo nero e spietato e, dulcis in fundo, o in cauda venenum, la morte, la quale viene “liberata” dalle sovrastrutture filosofico-teologiche “tradizionali”, rendendosi pronta per una nuova affabulazione filosofico-teologico-estetica. Senza l’esperienza che mi è stata data di vivere con tale libro, credo che “Cristo e il tempio di Demetra” non sarebbe potuto nascere. Mi vado, infatti, sempre più “accorgendo” che tutto ciò che ho scritto e pensato costituisce un percorso, una trama quasi “obbligata”, che io insomma non sia l’autore di quello che ho scritto, ma solo il modesto servitore e custode: uno che ha trascritto, non uno che ha creato, insomma un semplice copista più che un inventore.

Il saggio filosofico “Cristo e il Tempio di Demetra” sappiamo che è il frutto di una lunghissima ricerca durata anni. Ci dici brevemente di cosa si tratta?

Come hai detto bene, questo libro è il frutto di una ricerca durata più di vent’anni. È il coronamento di molti anni di studio. Aggiungo che non è possibile scrivere – sarebbe meglio dire trascrivere – un simile libro senza una sorta di completa in-consapevolezza, per dirla con Platone. Tutto è iniziato, allorché vent’anni fa, ho messo mano a “Il giardino di pietra” – in contemporanea andava svolgendosi la mia esperienza neocatecumenale – poi, allorché ho cercato di fondere la mia formazione classica e la mia esperienza cattolica… Ma è meglio smettere qui, darne una sintesi è quasi impossibile. Dico solo che il libro, tra i due tre argomenti affrontati, è la dimostrazione, lungo 270 pagine, della giustezza di una intuizione riportata da Giacomo Leopardi nelle prime pagine delle sue Operette morali, e che io riporto come epigrafe nelle prime pagine del libro.
La frase, la seguente: “Perciocché s’ingannano a ogni modo coloro i quali stimano essere nata primieramente l’infelicità umana dall’iniquità e dalle cose commesse contro agli Dei; ma per lo contrario non d’altronde ebbe principio la malvagità degli uomini che dalle loro calamità”. (Da le “Operette Morali” di Giacomo Leopardi, “Storia del genere umano”)

Com’è stata l’esperienza al Salone del Libro? Quanto sono importanti per la cultura eventi come appunto il Salone?

Non mi piacciono molto questi eventi, anche se sono da ritenersi indispensabili e interessanti. È un grande bazar, e la prima volta che ne sono venuto in contatto, mi sono vergognato di scrivere. Fa quasi paura, vedere come lo spirito dell’uomo non si stanchi neppure un secondo di inventare e creare. L’irrequietezza che possiede gli uomini, (non siamo che miopi cercatori di luce), pare di toccarla con mano. Quel grande spazio occupato dalle Case editrici è un supermarket aperto per cinque giorni, dove sono stati riversati camion di libri, di video cassette, di uomini e idee. Gli autori ne siamo come spaventati e turbati. Cerco di immaginarmi con quali pensieri si aggirerebbe un Omero o un Rimbaud, con quale espressione sulle labbra camminerebbero in mezzo agli stand. Ogni autore espone e sventola il suo libro come se fosse il biglietto di invito per il famoso banchetto evangelico. Ognuno pensa di essere il portavoce delle Muse o di chissà quale marchingegno sociologico o mistico. Il sottoscritto ritiene, però, che ogni autore, nel proprio cuore, si ritenga un nulla, e nel caso la fama venisse a sfiorarlo, se ancora non l’abbia sfiorato, credo che, nel silenzio di se stesso, non era questo che aveva inseguito. Decisamente non era questo.

C’è il rischio che possano risultare troppo dispersivi?

Il rischio c’è, ma non bisogna dimenticare che la Fiera è un’occasione per gli Editori più che per gli Autori. Per cui bisognerebbe chiedere a loro, prima di chiederlo agli autori, cosa si dovrebbe conservare o mutare, fermo restando che un miglioramento è sempre possibile.

Se siete interessati alle opere collegatevi ai seguenti link: www.bonannoeditore.com oppure www.aebeditrice.com o ancora www.tipheret.org

NOTA BIOGRAFICA
Nunzio Beddia nasce a Cattolica Eraclea (Ag) il 7 aprile 1948. Nel 1971, a Firenze, si laurea in Lettere classiche. Durante il periodo universitario stringe amicizia con Michele Ranchetti ed Eugenio Miccini. Nel 1975 si trasferisce a Sarzana in Liguria, dove conosce il pittore-scrittore Alberto Ricci. Nel 1976 torna in Sicilia. Nell’estate del 1977 inizia la raccolta del patrimonio poetico dialettale del suo paese, e scopre, sulla parete di una vecchia e abbandonata bottega di fabbro ferraio, un’immagine, la quale sarà per lui un riferimento pittorico quanto morale. Nel 1981 instrada l’alunna Stella Carlino allo studio della letteratura antica e moderna. Nel settembre del 1985 si trasferisce a Firenze. In una libreria nei pressi di Ponte Vecchio scopre, a motivo del compleanno della figlia, un libro sugli indovinelli, il cui brano estratto dalla Periegesi di Pausania (L’oracolo di Fere) gli dà l’idea del romanzo “Il giardino di pietra”. L’anno seguente ritorna in Sicilia. Nel dicembre 1987 entra, insieme alla moglie, nel Cammino neocatecumenale. Nel dicembre del 1989 inizia a scrivere “Il giardino di pietra”. Lo termina nel giugno del 1990. Nel 1994-95 stende la propria esperienza neocatecumenale, pubblicata nel 2000, dalla casa editrice Grafitalica di Napoli, col titolo “… e Dio salì sul mio treno”. Nell’estate del 2000, dopo la dichiarazione pubblica di fede, esce dal Cammino Neocatecumenale. Dal 2001 al 2007 scrive il saggio teologico-filosofico “Cristo e il tempio di Demetra”, approdando a un agnosticismo ragionato. Nel 2006 inizia il sodalizio letterario con Stella Carlino. Nel 2008 cura l’introduzione del libro della Carlino “Il Poeta”, che vanta una dedica, in forma di poesia, di Alda Merini. Nei due incontri avuti a Milano, con la Merini, nel febbraio del 2008, riceve dalla Poetessa la promessa di una introduzione al proprio poemetto “Il Poeta e la Musa”. Nel 2010 pubblica con la Casa editrice A&B, Acireale, gruppo Bonanno, il romanzo “Il giardino di pietra”, che viene presentato alla Fiera internazionale del libro di Torino. Nel 2011, cura una breve introduzione al libro di Stella Carlino “La sorgente delle Muse” (A&B, Acireale) euro 10,00. Pubblica con la A&B “Il Collezionista di aurore” euro 10,00, mentre con la Tipheret Acireale, sempre del gruppo Bonanno, pubblica il saggio teologico-filosofico “Cristo e il tempio di Demetra” euro 18,00: entrambi presentati alla Fiera del libro di Torino di quest’anno

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