Riflessioni di Don Nino sull’impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica di Cattolica Eraclea

“Quest’anno, ciascuno di noi porta nel cuore una sola, vera domanda: questo Paese ha ancora il diritto di sperare o deve rassegnarsi ad un tramonto amaro ed infelice?
Davanti al Signore del tempo e della storia vi dico Coraggio gente: non adattiamoci alla mediocrità. Riscopriamo la speranza che sta dalla parte di Dio.
I nostri padri fondatori 400 anni fa l’hanno costituito e radicato nella visione di un paese, donato all’uomo da Dio stesso, un paese nel quale nessuno è straniero per l’altro, poiché ciascuno è riconosciuto partecipe della stessa umana dignità.
Cari fratelli e sorelle, cari amici: voi potete tagliare un albero al suolo, ma se restano le radici, se le radici sono sane e rigogliose, l’albero ricrescerà più forte di prima. È questa la condizione della nostro paese.
Ma c’è un’altra ragione che fonda il diritto di sperare; che ci impedisce di rassegnarci. È la presenza in questo paese della comunità cristiana; è il fatto che in essa continui la predicazione del Vangelo e la celebrazione dell’Eucarestia.
Amici operatori del sociale e politici, non vi scoraggiate.
La comunità cristiana inserisce nella comunità cittadina una forza coesiva che può vincere ogni disgregazione.
Carissimi chiediamo al cielo il dono di una genialità nuova che ci metta in grado di esprimere il vissuto e le ansie dell’uomo contemporaneo
Cari fratelli e sorelle, cari amici, non esiste, non è possibile una comunità cristiana senza alcuna identità religiosa con la mancanza della sua Chiesa Madre e i locali per il ministero Pastorale. Il crollo del nostro Duomo è stato una delle tragedie più devastanti del nostro paese.
Occorre spalancare la finestra del futuro progettando insieme, osando insieme, sacrificandoci insieme.
Da soli non si cammina più
Accoglienza, scambio, integrazione, diversità: sono i termini del nuovo dizionario che deve regolare i linguaggi del nostro paese.
Cultura dell’egemonia, intolleranza: dovrebbero essere i vocaboli antiquati di un dizionario che a Cattolica non si stampa più.

Il progresso, la vitalità di una comunità cittadina non è tuttavia un fatto causato da eventi impersonali o da occasionali coincidenze fortunate. La speranza che, per le ragioni suddette, abbiamo il diritto di custodire, è affidata alla nostra libertà e responsabilità.
Chi sono oggi i custodi della speranza, coloro che vigilano perché il cuore di questo paese non si incupisca nella rassegnazione?
L’autorità pubblica, legittimamente costituita, poiché ad essa è primariamente affidato il compito di guidare il consorzio umano verso obiettivi di bene comune.
In particolare vorrei allora rivolgermi a tutti coloro che sono stati eletti dal popolo di questo paese, con le parole di S. Caterina. «Voi avete desiderio di riformare la vostra città; ma io vi dico che questo desiderio non si adempirà mai, se voi non ingegnate a gittare a terra l’odio e il rancore del cuore e l’amore proprio di voi medesimi, cioè, che voi non attendiate solamente a voi, ma al bene universale di tutta la città».
La famiglia poi è massimamente custode della speranza, poiché è in essa che accade l’atto che più di ogni altro significa speranza: la generazione di una nuova vita. Ogni bambino è il futuro del paese; è un investimento sul futuro.
Ancora una volta, in nome di Dio dico a chi ha responsabilità pubbliche: sostenete le famiglie; difendetene la dignità incomparabile; la famiglia abbia sempre un trattamento privilegiato a livello legislativo ed amministrativo.
L’altro grande fattore di speranza nella città è il lavoro. Molte volte durante questi mesi ho richiamato l’attenzione su questo. Ma sottopongo soprattutto alla vostra riflessione un fatto drammatico.
Anche nel nostro paese ai giovani è ormai sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Il binomio gioventù disoccupazione toglie al paese ogni diritto di sperare. Chi non vede questo è cieco.
Il nostro paese custodisce e nutre il suo diritto di sperare nella scuola, se in essa viene fatta una vera, grande proposta educativa; se in essa i nostri ragazzi vengono profondamente educati ad un uso intero di tutta la capacità della loro ragione; se in essa vengono affascinati dalla grandezza di una libertà che è tale perché sa di essere confrontata nelle sue scelte con la differenza fra vero e falso, bene e male, giusto e ingiusto. In breve: la scuola è vera custode della speranza.
Carissimi è necessario amare prevenendo i bisogni futuri pronosticando le urgenze di domani, utilizzando il tempo che ordinariamente si spreca nel riparare i danni, a trovare i sistemi per prevenirli.
Allora miei amatissimi Cattolicesi del mio cuore guardiamo lontano al di là degli steccati messi attorno al nostro cuore, mai più odi familiari, divisioni fraterni ma uniti, meglio fare passi uniti che chilometri disuniti.
Non demordete: la coerenza paga, anche se con qualche ritardo. Paga anche l’onestà.
Statene certi la Speranza non delude.
Carissimi Cattolicesi è possibile risvegliare nel nostro paese il vangelo del coraggio, per ritrovare la voglia di camminare insieme noi tutti cittadini di cattolica, nessuno escluso pure coloro come i cittadini del est Europa o estracomunitari, insieme, forziamo l’aurora a nascere a Cattolica Eraclea, credendoci.
Insieme amati cattolicesi ridaremo speranza al nostro paese.”
Vi voglio bene.


Don Nino Giarraputo

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