Ricordi d’infanzia di Nino Pennino: gli amici poeti

VIA PROF. LEONARDI

Nicolò oppure Nicola Agnello frequentò con me la seconda elementare in via Collegio. Ci siamo frequentati poi da giovani. Mi piaceva quando mi parlava delle sue poesie e delle sue opere teatrali, che scriveva. Era sempre pieno di entusiasmo. Era innamorato della letteratura, ma studiò giurisprudenza. Forse perché ammirava suo cugino Giovanni Borsellino, che era avvocato, con cui teneva ottimi rapporti ed a cui faceva leggere la sua produzione letteraria. Ogni volta mi rendeva partecipe del suo impegno per la sua creatività nei suoi scritti, cui credeva tanto.
Quando passeggiavamo dovunque fossimo mi ripeteva le lezioni universitarie oppure quello che aveva sentito per radio. Tentava di parlare così veloce come un radiocronista. Aveva sempre voglia di imparare. Era ferrato in latino ed in francese, per cui nutriva una grande passione. Si metteva a disposizione di chiunque per porgere il suo prezioso aiuto.
Un male incurabile se lo portò via. Quando lo seppi fui tanto triste. Dovunque io sia il suo ricordo sarà in me indelebile come era prima quando viveva ad Agrigento con la sua famiglia ed io ero abbastanza lontano. Non c’era, non ci sarà lontananza, che mi separerà dalla sua voce soave, che risuona in me. Ammiravo in lui le sue parole oneste senza le quali non c’è vita.
Frequentai Francesco Mulè da giovane. Non mi parlò mai di poesia. Di tanto in tanto era con una lettera in mano, che imbucava. A chi la spediva non glielo chiesi mai e non volevo che il mistero venisse svelato.
Ci fu un periodo, in cui andavamo assieme in sagrestia della chiesa madre per il suo amore verso il teatro in un periodo di rappresentazioni. Anche con lui facevo delle passeggiate in piazza oppure fuori del paese. Era solito incominciare una frase così: “ Apriti cielo…” quando conversavamo. Non saprei dire se fosse un verso ed a che cosa si riferisse.
Il miracolo delle nuove comunicazioni ci porta a conoscenza tanto di noi seppure siamo lontani con le nostre famiglie. Ciò non è solo bello ed interessante, ma anche a volte commovente quando sappiamo tramite le nuove invenzioni quello che facciamo e che cosa pensiamo. Così è nel caso di Francesco.
Con mio cugino Giuseppe Pennino uscivo spesso assieme da ragazzo. Mi piaceva quando intonava con la sua voce limpida una canzone. Ma si faceva pregare senza successo per farmi sentire dolci melodie, che suscitavano ebbrezza. In paese allora era l’unico che fosse in possesso di pattini e si divertiva in piazza a pattinare con bravura. Fu triste quando da ragazzo perse la mamma. Era un motivo per dedicarsi alla poesia e palesare sulla carta i suoi sentimenti. Di ciò non seppi niente. Nemmeno quando dopo un certo tempo scomparve anche suo padre.
Ci incontrammo a Milano e lavorammo in una ditta assieme. Avevamo bisogno di mantenerci in questa grande città. Qualsiasi lavoro era buono per non dipendere dalle tasche della famiglia e nello stesso tempo si cercava di non trascurare il nostro amore per lo studio. Durante le ore di lavoro declamava versi di poesie di poeti famosi, ma non mi parlò mai della sua voglia di poetare, che cresceva sicuramente in lui. Per me fu poi dopo tanto tempo una vera sorpresa quando lessi le sue poesie, che pubblicò.
Giuseppe Miceli fu un contatto sempre piacevole. Ogni nostro incontro fu un dono gradito. Quando parlava aveva il sorriso in bocca, che diceva qualche cosa di gentile per l’anima e per l’orecchio. Appena lo conobbi mi regalò un fascicolo con tutte le sue poesie, che apprezzai anche per la sua generosità e che lessi con gusto e con vero piacere. Poi dopo altri incontri in paese mi mostrò i suoi quadri, che avevano un effetto di distensione anche per i suoi colori vivaci. Adesso lo apprezzavo non solo come poeta, ma anche come pittore. È da alcuni anni, che non lo incontro più in paese. Di ciò mi dispiace. Certo che mi farebbe piacere rincontrarlo anche perché è stato sempre un vero piacere conversare con lui per la sua calda voce amichevole e gentile nello stesso tempo.
I miei ricordi sono così intensi però che riesco a vivere con tutti quelli, che sono in me anche nella lontananza. In fondo so che non sarà mai lontano da me nessuno, che ho conosciuto, perché la voce di ognuno di loro risuona e continuerà a risuonare in me con tutto quello che diceva e pensava, cioè con tutto il suo modo di essere.