Quei piccoli super tifosi juventini. Amarcord di Angelo Guaragna

Quei piccoli super tifosi juventini. Amarcord di Angelo Guaragna

Già a nove o dieci anni eravamo piccoli super tifosi juventini e il nostro campo di calcio era il sagrato della chiesa del Rosario .Amavamo così tanto quei campioni di allora da appellarci addirittura con i loro cognomi. Vincenzo Iacono era “Sivori”, Luciano Chiazzese “Charles”, il povero Neli era “Nicolè”, Gugliemo Amato, quando si trovava a Cattolica era “Boniperti”, ed io, essendo un difensore per loro ero “Cervato”..etc, Eravamo piccoli, non era ancora tempo di poterci esibire al nostro “Tempio del calcio” che era …..il Balilla ove invece vedevamo sudare, lottare e ….divertirsi Giuseppe Rizzuto, Giacomo Spoto, il portierone Stefano “Cianciana”, Michele Lucia (campione di salto in alto di livello regionale), Pietro Argento, Nino Mulè, Jano Russo (detto Muccinelli per la sua grande velocità), un tale Piazza (non ricordo il nome ma avevano il panificio), Lillo Pennino, (unico tifoso laziale da Roma in giù) Ignazio Miceli, Vito Catania, Giovanni Izzo (il mitico “pilurussu”) etc. ai quali, grazie all’età che andavano maturando, si andavano aggregando Nino Borsellino, Giuseppe Chiazzese (detto Maciste, per la sua stazza), Pasqualino D’angelo, Pino Indelicato, Guglielmo Amato (sempre quando si trovava a Cattolica perchè viveva a Palermo), Pino Re, Lello Gurreri etc… Poi, finalmente, arrivò il turno anche per tanti di noi. Ricordare quegli anni e tutte quelle belle persone quasi mi commuove, qualcosa ti prende…. ma continuo, perchè desidero raccontare qualche momento o qualche periodo vissuti vicino ed addirittura insieme con due di essi. Indimenticabile per me, Giuseppe Rizzuto, giovanottone studente di medicina che con i suoi anziani genitori abitava a pochi metri dalla casa di mia nonna, proprio all’inizio di Via Immacolata. Durante i mesi estivi, quasi tutte le mattine si affacciava dalla sua porta di casa a pianterreno mettendosi a gridare a squarciagola ” AVEMU LI GRANATA FIMMINI ! LI GRANATA RUSSI E SPACCATI E LI CUTUGNA GIALLI, E PURU LI FICU FRISCHI FRISCHI ! “, aiutava così l’anziana madre a racimolare qualche soldo che serviva sicuramente per mantenerlo agli studi a Palermo, poi si trasferì in Canada, e di lui non ho saputo più nulla. Quale studente universitario farebbe oggi quello che ho visto fare per centinaia di volte al grande difensore Giuseppe Rizzuto ? Invece, a partire dall’estate dell’anno ’70, con Luciano abbiamo vissuto per diversi mesi la bella esperienza del lavoro in fabbrica, alla “Trafili” di Vimodrone (MI), dove per i primi giorni un generoso compaesano ci ospitò affettuosamente in attesa che ci sistemassimo meglio. Eravamo come due avanguardisti, convinti di avere indicato una strada, ed agli inizi anche entusiasti di vivere quella esperienza (sicuramente non lo erano le nostre mamme che per farsi coraggio si sentivano spesso.) La “Trafili” lavorava il rame e l’ottone e in un altro capannone attiguo produceva dischi. Sfornava fili di rame e di ottone di mille calibri e di mille misure, e quando arrivavano negli spiazzali della fabbrica camion e camion di “pani di rame”, non ce la facevo a non pensare ai Paesi Andini (Cile e Perù) o a canticchiare una canzone degli Inti Illimani. Col tempo, io prima e Luciano dopo qualche mese, concludemmo quella esperienza che sicuramente ci ha arricchiti e di cui conservo un ricordo indelebile.

Poi, arriva il tramonto, la sua sera,
quei raggi hanno perso ogni calore,
l’aria riprende ad essere straniera
e ricomincia a palpitare il cuore,

La rossa, l’allegria, la vita nuova,
il fascino di un mondo già cambiato.
Non sono stato idoneo alla prova
e tra le braccia antiche son tornato.

(A.G.-Vimodrone-1971)

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