Quando l’arciprete si indebitò per realizzare il campanile della Chiesa Madre

La chiesa Madre prima dell'inserimento del campanile

Si indebitò un arciprete di Cattolica Eraclea per la realizzazione del campanile della chiesa Madre, quello che oggi starebbe per essere abbattuto tra accuse, proteste e polemiche.

E’ quanto emerge da un curioso documento storico, un manifesto datato 22 settembre 1935: è l’appello con cui l’arciprete dell’epoca, don Giuseppe D’Angelo, chiese ai cittadini un contributo per pagare i debiti personali fatti per anticipare le somme del completamento e del restauro del duomo.

Ecco alcuni stralci del manifesto – dal titolo “Per i restauri del Duomo” – tirato fuori dall’archivio dell’avvocato Vincenzo Spoto, nipote dell’arciprete D’Angelo, che oggi dice “no alla demolizione del campanile”.

Il nostro pregevole Duomo che la generosità, l’ardimento, la sapienza dei nostri antenati ci regalarano, ma – ne ignoriamo le cause – non poterono portare a compimento, oggi, finalmente, dopo 130 anni viene dotato del suo campanile snello e slanciato come vuole lo stile settecentesco di esso, e completamente restaurato all’esterno coll’intonaco dei fianchi in finto barancino, col frontone terminale della facciata principale, colla sistemazione delle tettoie.

Ho l’audacia di annunziarvi che queste opere preludono la sistemazione completa anche all’interno e vi prometto che non mi stancherò fino a tanto che non lo vedrò fatto bello e decoroso come si conviene alla nostra religiosità e al culto divino. (…)

Come vedete per i presenti restauri e per quelli che ad essi seguiranno ho solamente lire 25 mila su una speso totale di quasi centomila, grave onere finanziario che rimane sulle mie spalle e comincia grandemente a preoccuparmi, perché costretto a far debiti in mezzo ad angustie, apprensioni ed ansietà.

Sempre con la speranza certa che il Signore pagherà lui questi debiti suscitando quando vorrà anime buone le quali vengano in aiuto colle piccole e grandi offerte, oggi, il vostro Parroco, a metà d’opera, con trepida mano, ma con fiducia picchia alla porta del vostro cuore e chiede il vostro contributo.

Siate degni continuatori dell’opera e della generosità dei nostri padri in uno slancio di carità che entri anch’esso nella storia.

Date tutti e con larghezza; date il vostro obolo nella misura che potete; nessuno pensi tolto ai fgliuoli suoi quanto il vostro Parroco vi chiede; Iddio vi darà più lavoro e più energie che vi frutteranno centuplicata la elemosina per il Duomo. Chi darà una pietra per la Casa del Signore riceverà una grazia. Quantunque il mio appello arrivi in un momento in cui penosa assai è la crisi economica, nessuno rimanga estraneo a questa grande opera che deve culminare nella realizzazione di un sogno di amore. (Cattolica Eraclea, 22 settembre 1935 – Arciprete Giuseppe D’Angelo)

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