Processo ‘Minoa’, Miccichè interrogato per tre ore: ‘Sono innocente’

E’ stato ascoltato per oltre tre ore al processo ordinario scaturito dall’inchiesta antimafia “Minoa” l’imprenditore cattolicese Paolo Miccichè, accusato, insieme a Giuseppe Terrasi e a Gaspare Tutino, di associazione mafiosa.

Miccichè, esaminato come imputato nel dibattimento che si svolge davanti al Tribunale di Agrigento, ha respinto tutte le accuse ricostruendo le vicende che gli vengono contestate dalla Dda di Palermo e dalla Dia di Agrigento. L’imprenditore ha risposto alle domande del Pm Fernando Asaro e del suo difensore, l’avvocato Santo Lucia. Tre ore per fare chiarezza sui lavori dell’incubatore d’impresa, sui rapporti col boss Domenico Terrasi, sul suo ruolo alle elezioni amministrative del 2007.

Sui lavori per la realizzazione del centro servizi alle imprese Miccichè ha detto sostanzialmente di aver ottenuto un regolare contratto di lavoro autonomamente e non grazie o per conto dell’organizzazione mafiosa capeggiata da Terrasi, come invece sostiene l’accusa.

Sul perché certi particolari dei lavori, come per esempio lo stato di avanzamento dei pagamenti, venissero riferiti al capomafia, Miccichè ha detto che per via della vicinanza tra il cantiere dell’incubatore e il capannone di Terrasi, durante alcune pause caffè, si parlava di lavori e di cose lecite.

Sulle elezioni ha detto di aver sostenuto la candidatura del sindaco Cosimo Piro (secondo l’accusa caldeggiata dal boss Terrasi) nella cui lista c’era il cugino Leonardo Bongiorno, ma la circostanza, secondo la difesa, non c’entra nulla con la mafia. La prossima udienza è stata fissata per il 23 gennaio 2012, saranno sentiti quindici testimoni citati dall’avvocato Santo Lucia per ricostruire il quadro a discolpa dell’imprenditore Paolo Miccichè.

Imputati in questo processo ordinario scaturito dall’inchiesta “Minoa” sono Giuseppe Terrasi, Paolo Miccichè e Gaspare Tutino, tutti di Cattolica Eraclea. Nel collegio difensivo gli avvocati Enrico Quattrocchi, Iganzio Martorana, Maurizio Buggea, Carmelita Danile e Santo Lucia.

[domenico terrasi] Già processati e condannati con il rito abbreviato, invece, le altre persone coinvolte nell’inchiesta: 18 anni di reclusione a Domenico Terrasi, ritenuto il capo mafia di Cattolica Eraclea, 12 anni a Domenico Marrella, considerato il boss di Montallegro, 8 anni ad Andrea Amodeo, genero di Terrasi, di Cattolica Eraclea, 8 anni a Francesco Manno, nipote di Terrasi, di Cattolica Eraclea.Fu assolto, invece, l’imprenditore di Ribera, Marco Vinti, 38 anni. Al processo d’appello il Pg ha chiesto la conferma della quattro condanne inflitte con la sentenza di primo grado e otto anni di carcere per l’unico assolto alla luce di nuove rivelazioni del nuovo pentito agrigentino Francesco Cacciatore.

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