Operazione Minoa, la Dda chiede otto rinvii a giudizio

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per otto indagati dell’inchiesta “Minoa”. Si tratta degli stessi personaggi che il 27 novembre scorso furono arrestati dalla Dia su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Silvana Saguto.
La prima udienza preliminare davanti al Gup Mario Conte si svolgerà il 20 ottobre a Palermo, dovranno comparire Domenico Terrasi, 68 anni, pensionato; Giuseppe Terrasi, 38 anni; Andrea Amoddeo, 46 anni, ristoratore; Francesco Manno, 46 anni, impiegato comunale; gli imprenditori Paolo Miccichè, 36 anni, Gaspare Tutino, 40 anni; tutti di Cattolica Eraclea; Damiano Marrella, 59 anni, macellaio di Montallegro e Marco Vinti, 38 anni, imprenditore di Ribera.

Amoddeo, Manno e Vinti sono stati scarcerati dal tribunale del riesame per insussistenza degli indizi di colpevolezza.

Il ruolo di boss è attribuito a Domenico Terrasi, già condannato nel maxi processo “Akragas”. Secondo l’accusa sarebbe stato il punto di riferimento di Giuseppe Falsone durante la latitanza.

Il clan si sarebbe “infiltrato” in importanti lavori pubblici come l’acquedotto “Favara di Burgio”, le opere del patto territoriale “Terre Sicane” e i lavori di riqualificazione urbana cittadina. I pm contestano anche intromissioni nell’acquisto di alcuni terreni destinati alla produzione di energia eolica.

Dall’inchiesta emergono contatti con il clan italo-canadese capeggiato da Nick e Vito Rizzuto tramite Beniamino Gioiello Zappia. Marrella è accusato di essere il capo della famiglia mafiosa di Montallegro.

A Vinti è contestato il concorso in associazione mafiosa per avere messo la propria ditta a disposizione del boss riberese Paolo Capizzi.

Il collegio difensivo è composto da Ignazio Martorana, Valeria Martorana, Salvatore Salvago, Antonino Gaziano, Santo Lucia, Enrico Quattrocchi, Carmelita Danile, Salvatore Maurizio Buggea e Antonino Oliveri.

Un filone d’indagine porta al Comune di Cattolica Eraclea, sembra che gli indagati si erano dati da fare per le elezioni del 2007, quando vinse il sindaco Piro che risulta tra gli indagati. Su questo fronte sembrano non esserci nuovi sviluppi investigativi.

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