“NATALE DEL SIGNORE”, poesia di Pino Pennino

NATALE DEL SIGNORE

“ NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO”.
Questa è la verità prima e sola
e questa dovrìa accettare ogni Io,
sì che ferma la mente il cuor consola.

Allor che Roma governava il mondo
coi tanti falsi dei che osannava,
anche l’ebreo popolo errabondo
il Messia con ansia aspettava.

Giunta ormai del tempo la pienezza,
scese dal cielo Angelo nunziante
ed andò con gioia e riservatezza
in un paese dall’umil sembiante.

“Ti saluto”, disse Gabriele a Maria
entrando in sua casa nazarena,
“ benedetta per sempre Tu sarìa
col Frutto del Tuo grembo, Gratia plena”.

“Non capisco; e come avverrà questo
se ho già donato la mia vita a Dio?
Giuseppe sa e sposeremo presto”.
“Non temere. E’ un grande annuncio il mio.

L’Amor di Dio per Sua creatura
si è posato su Te, Fanciulla eletta,
perché per Te si liberi natura
dalla morte e dal peccato affetta.

Concepirai e darai a luce un Figlio,
Lo chiamerai Gesù e sarà grande,
Figlio dell’Altissimo”. Come giglio
risplenderà su desolate lande.

Udito che ebbe, Maria disse:
“Eccomi, son la serva del Signore”,
e con Fede ogni timore sconfisse.;
“sia di me, quello che ha detto Amore”.

L’Angelo se ne andò assai contento.
In quei giorni di Cesare un decreto
ordinò si facesse un censimento
di tutta la terra e da ogni segreto

angol di mondo partiva la gente;
andavan tutti a farsi registrare.
Così Giuseppe. Al dover presente
ancora una volta vuolsi mostrare.

Dalla città di Nazareth, in Giudea,
salì con Maria sua dolce sposa
che battiti divini in sé chiudéa,
miracol di Dio, mirabil cosa.

A Betlemme cercaron di porta
in porta un alloggio ove passare
la notte fredda, perché s’era accorta
che quell’ora stava per arrivare.

Ma ognun diceva che posto non c’era,
provate da un altro a domandare.
Finché cerca e ricerca, a tarda sera
si sentì una voce raccomandare:

“Appena fuori città c’è una stalla
con della paglia un bue e un asinello;
seguite il sentiero, non si falla”.
In mangiatoia è posto il Bambinello.

Vegliavano la notte dei pastori
la guardia facendo al loro gregge.
Vi furono in cielo tali bagliori
che i loro cuori il petto più non regge.

Disse allor l’Angelo del Creatore:
“Non temete, vi dò una grande gioia,
oggi per tutti è nato il Salvatore;
avvolto in fasce, giace in mangiatoia”.

Andarono i pastori senza indugio
e videro il Messia da vicino.
In ginocchio adoraron nel rifugio
quell’innocente volto di Bambino.

Quando fu tempo di circoncisione
al Bimbo il nome di Gesù fu dato,
come detto, per ricordar < >:
“Salvezza dell’uomo, per cui mandato”.

Poi giunsero i tre Magi da Oriente;
oro, incenso e mirra diedero in dono,
perché scienza e potenza non è niente
di fronte al Piccolo: “ COLUI CHE SONO ”.

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Desio (Mi), 25.12.1990
L’Ultimo dei Vichinghi
Pennino Giuseppe