MUSICA/ Resiste il mito di Jimi Hendrix a 40 anni dalla morte

Era il 1970. Il 18 settembre di 40 anni fa Jimi Hendrix – uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, se non il più grande – si spegneva.

Sono passati quarant’anni da quella mattina, quando fu trovato morto nella sua stanza d’albergo al Samarkand Hotel di Londra e come per tutte le leggende del rock scomparse giovani sulla sua fine non si sono ancora del tutto dipanate le teorie che lo vogliono vittima di un complotto.

James Marshall ”Jimi” Hendrix, nato a Seattle nel 1942, era all’apice della sua carriera, appena un anno dopo la travolgente esibizione di Woodstock e a neanche un mese dall’apparizione al festival sull’isola di Wight, due dei piu’ celebri raduni dell’epoca. Il corpo del chitarrista fu ritrovato dalla fidanzata Monika Dannemann e l’autopsia rivelo’ la presenza di un ingente quantita’ di vino rosso nello stomaco e nei polmoni. La causa di morte fu registrata come decesso per inalazione di vomito e intossicazione da barbiturici.

Furono in molti pero’ a dubitare della versione ufficiale.

Hendrix, fra i primi ad utilizzare la distorsione, il fuzz, il wha-wha, e’ comunemente considerato il precursore di hard-rock ed heavy-metal, oltre ad aver influenzato e cambiato anche la musica funk, afroamericana per definizione.

Dagli inizi del 1964 fino alla incendiaria performance di Woodstock, quando suono’ l’inno americano in modo provocatoriamente distorto fino a simulare le bombe della guerra in Vietnam.
Di seguito i video di due dei suoi maggiori successi: Foxy Lady e Purple Haze.
Buon ascolto…

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