MAFIA. Processo Minoa, chiesti 60 anni di carcere per cinque imputati

60 anni di carcere sono stati chiesti dalla Dda per in cinque imputati del processo “Minoa” che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.

Richieste pesanti quelle avanzate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Fernando Asaro, stamattina al termine della requisitoria davanti al Gup del Tribunale di Palermo, Mario Conte.

La richiesta di condanna più severa, a 20 anni di carcere, è stata avanzata per Domenico Terrasi, ritenuto il boss del clan di Cattolica Eraclea al quale il pm ha contestato due aggravanti: la recidiva specifica e l’essere tra i capi dell’organizzazione Cosa nostra. Richiesta di 15 anni di carcere invece per Damiano Marrella, macellaio, ritenuto il capomafia di Montallegro.

10 anni sono stati chiesti per Andrea Amodeo, ristoratore di Cattolica Eraclea, 8 anni per Francesco Manno, cattolicese impiegato al Comune, e infine 7 anni per l’imprenditore di Ribera, Marco Vinti.

Per Giuseppe Terrasi, Gaspare Tutino e Paolo Miccichè, tutti e tre cattolicesi, si procede invece con il rito del processo ordinario.

L’inchiesta “Minoa”, condotta dalla Dia di Agrigento e dalla Dda di Palermo, sfociò in otto arresti il 27 novembre 2009.

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