MAFIA.La storia di Nick Rizzuto dalla Sicilia al Canada

Dalle terre dei baroni in Sicilia ai vertici della mafia italo-americana. Una carriera criminale di tutto rispetto quella di Nick Rizzuto, 86 anni, ammazzato ieri a Montrèal nel corso di una guerra di mafia che non accenna placarsi e che sta vedendo cadere uno a uno tutti gli uomini-simbolo del clan Rizzuto.

L’ascesa criminale di “don” Cola Rizzuto ha origini a Cattolica Eraclea, un piccolo paese della provincia di Agrigento, dove il boss è nato il 18 febbraio del 1924 da una famiglia contadina. Sin da giovane, Nicolò Rizzuto lavorava a jurnata in campagna, ben presto però cominciò a “comandare le terre”. Nel dopoguerra era componente di una squadra di feroci banditi, di cui facevano parte anche i Caruana e i Cuntrera, sottoposti al barone Agnello, che possedeva tutte le terre della zona e, secondo un rapporto storico dei carabinieri di Agrigento, avevano fatto fortuna “soggiogando i pavidi, intimidendo i laboriosi e mortificando la coscienza degli onesti, incrementando così, in maniera del tutto abnorme, le loro posizioni patrimoniali”.

A Cattolica Eraclea l’organizzazione mafiosa era retta da “don” Nino Manno, di cui Nicolò Rizzuto divenne il genero, sposandosi, il 18 marzo 1945, con la figlia Libertina Manno. Così il giovane Nicolò, campiere nel feudo di contrada Bissana, acquisì in paese più prestigio sociale e più potere criminale all’interno dell’organizzazione mafiosa. Proteggeva le terre dai contadini che, dopo l’emanazione dei decreti Gullo, chiedevano a baroni, marchesi e cavalieri di poterle coltivare in affitto o a mezzadria. La lotta per la terra a Cattolica Eraclea causò delle perdite tra le file del movimento contadino. Furono uccisi prima Giuseppe Scalia, poi Giuseppe Spagnolo, entrambi dirigenti del movimento sindacale. I Rizzuto nel 1954 emigravano in Canada nel 1954, “don” Cola, che aveva appena 30 anni, volle fare il salto di qualità andando in cerca di fortuna all’estero, il figlio Vito aveva soli 8 anni.

In terra canadese l’ascesa criminale li ha portati ai vertici dell’organizzazione mafiosa italo-americana che prima era agli ordini della famiglia Bonanno, che controllava lo stato di New York. A guidare il gruppo canadese, composto sia da siciliani che calabresi, il boss calabro Vic “the Egg” Cotroni. Molti dei picciotti mal digerivano di essere guidati da un non siciliano, ma “don” Cola Rizzuto si mise subito al servizio del boss. Vito Rizzuto era ancora troppo piccolo, poteva solo assistere alle tante attività del padre nei primi anni in Canada, che prima si alleò con i Cuntrera-Caruana, e poi, quando Cotroni designò Paolo Violi come suo successore, si schierò decisamente contro il boss. Inutili i tentativi dei capimafia arrivati a Montrèal dalla Sicilia (tra cui il capo mafia pro tempore dell’agrigentino Giuseppe Settecasi) e da New York per cercare di mettere pace tra i contendenti. In quegli anni, la polizia canadese infiltrò la cosca Violi e attraverso intercettazioni ambientali apprese le gerarchie di Cosa Nostra in Sicilia, informazioni che soltanto molti anni dopo sarebbero state fornite al giudice Giovanni Falcone dal pentito Tommaso Buscetta.

Nella prima metà degli anni settanta scoppiò una guerra, che costrinse Nick Rizzuto a rifugiarsi in Venezuela, era il 1974. Nei dintorni di Caracas il boss siciliano aprì un ristorante che chiamò “Il Padrino”. Qui avrebbe preparato la sua vendetta. Uno dopo l’altro caddero tutti i sottoposti di Violi, nel 1978 Nick tornò Montréal e per prima cosa riallacciò legami con le famiglie calabresi, poi lasciò il potere nelle mani del figlio Vito. Il quartier generale dei Rizzuto è stato sempre considerato il club Cosenza di Montrèal, sito nel municipio di Saint Leonard, al centro delle attenzioni investigative della polizia canadese, oggi è divenuto Club Cattolica Eraclea, molti cattolicesi emigrati in Canada non hanno approvato questa decisione. Secondo la magistratura canadese, Vito Rizzuto avrebbe messo in piedi una holding del crimine, aggregando alla mafia italo-canadese i cartelli dei narcotrafficanti colombiani, gli Hell’s Angels e la West end gang (la mafia irlandese), oggi è considerato il nuovo volto della mafia moderna: uomo d’affari, parla cinque lingue, gioca a golf, viaggia in Ferrari. Ma dal 2004 è in carcere per un delitto commesso negli anni ’80, secondo la polizia canadese avrebbe ucciso tre membri della famiglia Bonanno, il delitto è raccontato nel noto film di Al Pacino, “Donnie Brasco”.Nell’ottobre 2002 gli investigatori canadesi informarono i colleghi italiani della Dia di avere avviato una serie di indagini nei confronti di Vito Rizzuto, ritenuto al vertice diuna vasta organizzazione presente anche in Italia, che voleva accaparrarsi l’appalto per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. Nel novembre 2006 scattò l’operazione Colosseo a Montrèal, la più importante operazione di polizia della storia del Canada, in manette anche Nick Rizzuto, Uscito dal carcere col patteggiamento di una pena di quattro anni era sorvegliato speciale. Nell’ottobre 2007 è ora dell’operazione Orso bruno: decapitata in Italia la rete criminale dei Rizzuto. Poi è stata la fine, non solo giudiziaria. Nel dicembre del 2009 ucciso Nick Rizzuto Jr, figlio di Vito, a maggio scomparso Paolo Renda, genero di Nick Rizzuto e “ministro delle finanze” del clan, qualche mese fa ammazzato Agostino Cuntrera, numero due dell’organizzazione mafiosa siculo-canadese che con l’omicidio di Nick Rizzuto Senior subisce il definitivo colpo di grazia.

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