Le memorie di Gasparuccio: origine di Cattolica

Sulle origini di Cattolica c’è ormai una fioritura di “storia locale” la cui bibliografia in mio possesso è la seguente:

Manoscritto dell’agrimensore Diego Miceli
Dattiloscritto del sacerdote Giuseppe Castronovo
Opuscoletto del Prof. Giovanni Caruselli
Tesi di Laurea di Marcello Renda (figlio dell’esimio storico)
Pubblicazioni di Giacomo Spoto
Recenti contributi del Prof. Lorenzo Gurreri e Maria Grazia Spoto (nipote di Giacomo)

In tutte queste indagini sulle origini di Cattolica non emergono con chiarezza gli elementi che fanno da sfondo alla sua nascita. Bisognerebbe ricordare infatti il contorno politico e sociale dell’epoca. In quel momento la Sicilia si trovava in uno dei momenti più oscuri della sua storia: la dominazione spagnola durata per tre secoli con un duro regime fondato sul privilegio aristocratico, sul fiscalismo, sull’assolutismo regio e sul terrorismo religioso. E’ vero che la più recente storiografia siciliana (riallacciandosi ad Isidoro La Lumia) tende ad attenuare questo giudizio così rigoroso, affermando che nell’età vicereale si spense rapidamente l’anarchia feudale che aveva caratterizzato l’epoca precedente. Ma ordine non vuol dire giustizia. La fedeltà dei baroni alla monarchia era il prezzo che veniva pagato per i vantaggi di cui godevano in quanto classe privilegiata. Al sovrano interessava spremere il più possibile i baroni con donativi sempre più consistenti su cui sopraintendevano i Vicerè, tutti abilissimi sotto questo aspetto. Ai baroni, poi, esautorati dal potere politico interessava conservare i vecchi privilegi e conquistarne nuovi, acquisendo nuovi feudi.

I baroni fra l’altro proprio a partire da quegli anni, tra il 600 ed il 700, si stavano progressivamente trasferendo di loro antichi manieri (per lo più castelli appollaiati su speroni rocciosi), in campagne sperdute, verso Palermo che ormai, dopo la sedizione di Messina, era divenuta a tutti gli effetti la capitale dell’isola e sede della Corte Vicereale. A Palermo i baroni in quel periodo stavano costruendo palazzi fastosi e splendidi (veri e propri palazzi reali) con una gara smodata di esibizionismo nel loro stile di vita (vestiti, carrozze, numero di servitori in livrea).

Un marchingegno per far cassa all’inizio di quel secolo fu la vendita dei permessi per costruire nuove città (la cosiddetta “licentia populandi”, corrispondente all’odierna “concessione edilizia”). Con questo sistema si risolvevano al tempo stesso almeno tre problemi:

  1. – Venivano rimpinguate le casse del Re a Madrid che erano sempre più esauste. Proprio quelle difficoltà finanziarie a breve provocheranno il tracollo della Spagna.
  2. – Veniva data una risposta ai gravi problemi demografici del momento mettendo a coltura terreni incolti per aumentare la produzione cerealicola. In effetti in Sicilia, c’era stata una vera e propria esplosione demografica: in meno di un secolo gli abitanti erano raddoppiati passando dai 505.000 al censimento del 1505 ai 1020.000 al censimento del 1583. Le campagne erano state progressivamente abbandonate con la formazione di un sottoproletariato urbano che causò la crescita impetuosa della popolazione delle grandi città. La creazione di nuovi insediamenti nei feudi spopolati avrebbe consentito una maggior produzione di grano per sostenere sia la crescente richiesta alimentare degli abitanti sia la domanda di esportazione sempre più pressante.
  3. – Il barone che chiedeva la “licentia populandi” otteneva il privilegio di esercitare la signoria feudale sul nuovo centro fondato e di governare la popolazione vassalla con il potere del “mero et misto imperio”, in più veniva concesso il privilegio di acquisire un seggio nel Braccio Baronale del parlamento. Infine, e per molti fu la cosa più importante, si otteneva una qualifica più elevata nella gerarchia nobiliare che dava loro i diritti e le precedenze che l’etichetta di corte prevedeva (come ad esempio procedere alla testa di un corteo o di una processione!).
    Ecco perchè in Sicilia ci sono così tanti principi.

In questo quadro in Sicilia nel corso del XVII secolo si formarono oltre 100 comuni feudali, fra i quali anche Cattolica che sorse con la “Licentia Populandi” del 24 maggio 1610 concessa agli Isfar et Corilles, baroni di Siculiana (Blasco prima, il figlio Francesco poi, ed alla sua morte in giovane età, la sorella Giovanna sposata Del Bosco). I Del Bosco poi, alla terza generazione agli inizi del 700, si estinsero nei Bonanno.

Il Barone di Siculiana, suddiviso in una decina di feudi, possedeva un’area vastissima concessagli dagli Aragonesi, che dopo la fondazione del paese, fu elevata a principato ed i Del Bosco prima e i Bonanno poi, si investirono del titolo di “Principe della Cattolica”.

Cattolica quindi era un comune feudale con un Signore che esercitava il “mero et misto imperio”, esercitava cioè tutti i poteri (diritti angarici e parangarici) compresi quelli dell’amministrazione della giustizia e della riscossione delle tasse. L’ unico potere che non aveva il feudatario era quello di vita o di morte su i suoi sudditi. Tuttavia se il suo capitano di giustizia richiudeva qualcuno nelle carceri, il malcapitato poteva restarci per tutta la viita…

Leonardo Sciascia quando è venuto a visitare il mio archivio a Cattolica mi ha raccontato che nel corso delle sue ricerche negli archivi spagnoli aveva trovato lo schema urbanistico (allegato allo jus populandi) che da Madrid era stato inviato al Barone di Siculiana per la costruzione della città; era lo stesso identico schema che in quegli anni era stato inviato anche per la costruzione di Città del Panama. Ho fatto ricerche ed in effetti la curiosa e sofisticata pianta di Cattolica , una croce di strade con angoli chiusi, è identica a quella di Città del Panama ed aveva avuto qualche precedente tre o quattro secoli prima a Villareal in Spagna e a Borgomanero in provincia di Novara. Ho una fotografia delle quattro piantine di queste quattro città. Una cosa proprio curiosa!

Nei decenni successivi Cattolica si era popolata con coloni per lo più venuti dalla vicina Raffadali e dai comuni limitrofi (Sant’Angelo Muxaro, Montallegro, Villafranca, Caltabellotta, Burgio, Calamonaci). L’amministrazione del Principe assegnava ai nuovi venuti le aree edificabili e rapidamente nel giro di pochi decenni nacque il paese. Sull’origine del nome ci sono due scuole di pensiero: per alcuni il nome Cattolica fu imposto da Madrid con la “licentia populandi” in onore della Maestà Cattolica di cui la Spagna era l’alfiere. Per altri il nome più semplicemente deriva dalla ubicazione accanto al fiume Platani che in quell’epoca si chiamava Alicos. Quindi Cata-alicos.

Nota
Si dovrebbe dire ” Principe di Cattolica”, mentre in certi ambienti raffinati dell’aristocrazia si è sempre detto “Principe della Cattolica”. E secondo come dici di queste due dizioni, ti qualifichi o come uomo di mondo che sa vivere o come bifolco che viene dalla campagna. Roba da matti!