L’affare del terzo millennio: l’acqua

DI MAURIZIO MILIZIANO
La privatizzazione dei servizi pubblici locali ed, in particolare della gestione dell’acqua rappresenta un tema antico trascurato nei tempi. Nei tempi moderni. Dall’inefficenza dei poteri pubblici, si coglie il “pretesto” per avanzare con la politica delle privatizzazioni. Siamo consapevoli del fatto che il servizio pubblico, quale è stato in Italia per molti anni, debba essere riformato e che il recupero del concetto di “interesse pubblico” non può essere limitato ad un semplice cambiamento da una gestione privata ad una gestione pubblica statale. La lotta per la ripubblicizzazione della gestine dell’acqua va portata avanti insieme alla definizione di un nuovo concetto pubblico costruito con la partecipazione dei cittadini. L’emergenza acqua deve essere considerata non solo come problema di efficienza e tecnologie (riduzione delle perdite, sistemi innovatiti di risanamento e sostituzione delle reti idriche e fognarie, etc…) bensì come un problema politico di solidarietà per la collettività. Vari sono stati i tentativi di costituzionalizzare con legge costituzionale, che tendeva a far sì che la Repubblica Italiana riconoscesse l’acqua come bene comune pubblico e fonte di vita insostituibile tutelandone e garantendone l’accesso a tutti quale diritto umano e sociale imprescrittibile; in poche parole, l’accesso all’acqua sarebbe stato riconosciuto come diritto inviolabile. Molto Utile, ritengo, portare avanti una continua opera di informazione e sensibilizzazione sul tema dell’acqua e sui suoi principali usi per approdare ad un sistema di gestione pubblico, popolare e veramente partecipato, consapevoli che un consumo domestico di acqua è quasi irrilevante se paragonato agli pspropositati quantitativi utilizzati a scopo agricolo ed industriale. Mio modesto parere, si dovrebbe davvero cambiare il modo di gestire il bene pubblico. Inutile trasformare i vecchi, certamente vecchi padiglioni in segreterie aziendali private efficienti per la “stampa delle bollette” ma poi la rete idrica appartiene a concezioni “tecnologiche” del primo dopoguerra. Non funziona. L’italia, dovrebbe ispirarsi a dei principi chiave per conoscere ed affrantare il il problema acqua:
– cambiamento strutturale degli usi ( domestico, industriale etc…) per rigenerare la risorsa acqua
– rendere nuovamente pubblica la gestione dei servizi passando da un accurato esame ed accertamento della rete
– dare l’opportunità ai cittadini di sentirsi nuovamente “partecipazione effettiva”
Lasciatemelo dire: il valore delle cose che abbiamo si apprezza solo quando le perdiamo.

DI MAURIZIO MILIZIANO

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