La Comèdie- L’Inferno, 1-44

Partendo per andare a farmi un bagno
in quel di Minoa luogo preferito,
svenni preoccupando il mio compagno
il revirendo XXXXXXX XXXXXXX.

Quando eravamo quasi alla pineta
fresca, solinga m’anche molto ombrosa
scorgemmo chi mi svenne cheta cheta
una sirena brutta e spaventosa.

sdraiata in bagno asciuga più vicino,
ed io quando la scorsi da lontano
mi allontanai un poco dal parrino
e caddi a terra per fortuna sano.

Parvemi di inoltrarmi per un pezzo
nei regni destinati a nostra morte,
tutti li visitai senza ribrezzo
e in due fu il Don che mi diè manforte

Paziente mi guidò, fu il mio Maestro
m’incoraggio dovunque e mi protesse
divenne il mio potente braccio destro
sempre ricco di calma e senza stresse.

Vagammo prima in inquietante parte
simile a un grande limbo tenebroso
con qualche vecchia mappa e poche carte
presagio di un andare doloroso.

Ivi l’orrendo Inferno guaragnesco
ove trovammo chi peccò in paese
travolti da un gran caldo e mai dal fresco
e tutti a supplicar con mani tese

rivolte in alto come per scusarsi
piangendo gocce acide e stragrandi
col fuoco che rendeva lenti ed arsi
con scene indescrivibili e strazianti.

Con la mia Guida proseguimmo un poco
tra rombi di rumori e grida ardenti
ovunque solo buio e molto fuoco
ovunque un eco triste di lamenti.

Ed io che già passai da svenimento
dopo che scorsi il primo condannato
sono incappato in altro atterramento
e ritornai ad essere aiutato.

Il Duca mio, Don di tanto affetto
mi gridò forte e mi inculcò coraggio,
libera un leggerissimo buffetto
per farmi spettator di un arbitraggio.

  • i sapori
  • gambino ass