La Comédie, L’Inferno 337/372 (I trentasei versi finali)

“Sappi! una luce forte è lì che aspetta,
nel tuo cassetto scorgo cose belle,
ed or che abbiam finito sta cenetta
mettiamoci a seguir le nostre stelle”

“Grazie Maestro è storia interessante,
non sempre vince il premio chi ha bravura
spiace per la fanciulla , fu incostante !
e non la contemplò quella stortura.

Si era già in cammino e pur veloci,
a meditare su narrata storia,
su chi fu vile e che piantò le croci
ed evitò a una storia la sua gloria:

Gloria che mancò e che non permise
di premiare scelte forti e ardite,
perciò chi di peccati ne commise
gioie e speranze le vedrà sopite.

Cercammo di lasciare il luogo arcano
e iniziare il giro d’altro Regno,
ma semplice non fu perchè il guardiano
chiese per passi un consistente pegno,

E quando mai si avevano quattrini !
ma lui insisteva a dirci di pagare,
e ancora voci e grida di meschini
prima che il Don seppe rimediare.

La tunica lasciò, si è alleggerito,
e gliela porse pur di andare oltre,
rimase allaicato col vestito
E PIU’ NON INDOSSO’ L’ANTICA COLTRE!

E andammo finalmente, che spavento!
basta ceneri e fuoco, basta fango !
sarà incontrare altre il nuovo intento
peccatrici si ! ma d’altro rango.

Così, schioccando le ultime gambate
e ormai molto lontani dal martorio,
prima che iniziasse quella Estate
giungemmo finalmente in Purgatorio.