La Comédie, L’Inferno–161-192

E riteneva di essere campione !
quindi la pena fu assegnata atroce
quando ti fai scoprire chiacchierone
paghi come un ladrone sulla croce.

Si autodistruggeva su pendici
e si mostrava lacerato e offeso,
niente potemmo fare benchè amici
anzi per noi la vista fu un gran peso

E quando ci voltammo per andare.
sentimmo un gran vocione che chiamava,
era l’amico intento a supplicare
mentre la folla attorno sghignazzava.

Ci strapregò di prendere in ossario
e di recapitarglielo o spedito
un manichino a farsene avversario
che contro se non s’è mai divertito.

Il Vate non gli diede manco ascolto,
e mi allertò con voce roboante,
alla sua vista allor mi sono tolto
e riprendevo ad essere viaggiante.

Come a color che mangiano un gelato
e leccano a raggiungerne la fine,
col mio Maestro ancor mi son calato
in quel postaccio tutto stoppia e spine.

Scendemmo sempre senza mai fermarci,
con andatura simile a podisti,
nemmeno un lume per illuminarci
la strada di quei luoghi cupi e tristi.

A dire il vero mi ero un po stancato,
e invece il Duca parve resistente
ma quando l’ha capito si è fermato
e riposammo il fisico e la mente.

  • i sapori
  • gambino ass