La Comèdie, Il Purgatorio 281-328`

Anche il Parrino che mi stava avanti
sembrava rifornito di gran fiato,
anzi lo voglio dire, in quegli istanti
in atletismo un po mi ha somigliato.

Varcammo monti, valli e precipizi
consumavàm decine di solette,
giungemmo infine ai perigliosi inizi
di due poco ridenti montagnette.

Ma c’era forza, c’era la pazienza
e salivamo senza ci fermare
ci sentivàm di fare concorrenza
a vincitori di importanti gare

e presto raggiungemmo prima cima,
pronti per affrontare la seconda,
quando dal mare accanto arriva china
che spaventava per altezza d’onda

e in quel naufragio XXXXXXXX e XXXXXXX
abbarbicate entrambe ad una roccia
di scarso aiuto a bella agrigentina
per farla conquistare dal capoccia.

Furono molto unite ogni momento
m’ora che si tiravano i capelli,
sempre compatte di comune intento
però di malaugurio gli uccelli.

Pareva si spartissero anche il sonno,
in piazza o in campagna oppure al mare,
stessero sole !!! con nient-altro attorno
a scapigliarsi oppure a brontolare.

E per aver scherzato su sventura
per il mancato banchettar con polli,
se ne sorbivan tanta di calura
da fargli diventar le gambe molli.

A bocca aperta vi assistemmo un poco,
con qualche piega in viso per pietate
ma lascio immaginarvi quale foco
mi ribolliva per passioni andate.

Ma c’era da far strada e le lasciammo,
continuavano a scapigliarsi ancora,
per buona norma noi le salutammo
e ce ne andammo ch’era di buon’ora.

Finiva il giorno e notte trascorremmo
in quella valle pregna di tristezza,
e per sfruttare il sonno che facemmo
mi disse di filare con scioltezza.

C’era una curva e disse di girare,
di non pensare all’ultime incontrate
mettemmo come la quinta al nostro andare
il petto in fuori e svelte le gambate.

  • i sapori
  • gambino ass