La Comédie, Il Paradiso 389-436

Mentre ammiravo mi sentii chiamato
un po lontano ma pareva accanto,
fui certo di non essermi sbagliato
era voce di pagliar ed era XXXXX.

Ecco perchè la pista e non per sbaglio,
per ricordarmi i tempi del vespino,
il resto sembrava avvolto da un abbaglio
anche per lui il premio del destino.

Infatti come agli altri fortunati,
fu data una porzione di quel Regno,
e a gareggiar su campi rinomati
era presente con un grande impegno.

Partecipò alla gara con Gilera
con il percorso netto e molto chiaro,
si sbaragliò di un’agguerrita schiera
aumentando il lustro pagliararo.

La vinse nettamente quella gara,
e allora fu chiamato sul palchetto,
con premiatrici di bellezza rara
a dargli baci, coppa e gagliardetto.

Anch’io facevo il tifo ed ho applaudito
e lui mi venne incontro a ringraziarmi
facemmo insieme qualche viaggio ardito
e con piacere volle salutarmi.

I Pagliar non sapevano scordare
erano d’apprezzare loro gesta,
tutti che ci invitavano a restare
o a partecipare a qualche festa.

E il numero 5 un po ha insistito
per rimanere ivi qualche giorno
ma non potemmo dire si all’invito
era già programmato il mio ritorno.

Per me era festa già l’avere accanto
bellezza che laggiù mi fu concessa,
e anche se dovevamo salir tanto
la forma c’era ancor, era la stessa !

E poi, restar con lor non si poteva,
il nostro era un passaggio solamente,
qualcuno oltre il lecito insisteva,
e il “no” lo dava Lei più dolcemente.

E allor con decisione e in modo forte,
disse di ridiscendere la scala,
e come colui che accorda la consorte
lasciammo insieme la lussuosa sala.

Quello era un posto con un grande fasto,
un ben di Dio, non mancava niente.
nulla che fu risibile o nefasto,
e c’era da godèr beatamente.