“Ho visto morire un ragazzo drogato”

“Al ricordo di questo ragazzo dovrei piangere. Non ci riesco. Devo dire che mi commuovo e piango spesso al ricordo di tante cose o di persone morte Il destino con lui è stato crudele. Ora è seppellito al cimitero di Mannheim. Ha una bella tomba addobbata con amore dalla famiglia e con una sua vistosa foto. La sua mamma è spesso là accanto alla sua tomba piangente. A chi le chiede cosa fosse successo, risponde: “è stato un incidente”. Lo so che è una menzogna, ma è una mamma. Era un ragazzo siciliano della mia provincia. Non era tanto intelligente, ma non era nemmeno stupido.

Una volta lessi un suo tema quando ancora era pulito. Era uscito un giorno in macchina con un suo amico giovane. Anche lui così come il suo conoscente vorrebbe una macchina senza tanto faticare. Era entusiasta del suo amico. Sognava anche la ricchezza.

Non era passato nemmeno un anno quando arrivava a scuola con collana e braccialetto d’oro. Era vestito all’ultimo grido. Durante l’ora di lezione quasi giornalmente compagni e compagne di altre classi venivano a bussare alla porta per parlare con lui. Non si poteva sopportare l’interruzione della lezione. Ma lui si scusava che non aveva colpa. Lo cercavano così perché erano amici. Fu avvisato il preside perché c’era qualcosa che non andava.

Alla mamma convocata fu chiesto come facesse suo figlio a vestire così alla moda con tanto d’oro addosso. Alla domanda se suo figlio trafficasse droga, difese il figlio a spada tratta come una leonessa ferita. La polizia tedesca fu informata per tenerlo d’occhio.

Una volta fu fermato dalla polizia con denaro non suo in tasca. Lo studente addusse che doveva fare un versamento per un proprietario di pizzeria, che interrogato confermò la sua versione. Non passò molto tempo che la polizia lo beccò con droga e denaro. Fu condannato a passare qualche anno in un carcere minorile.

Tutta la scolaresca scrisse e firmò una lettera indirizzata a lui, cui rispose promettendo di cambiare vita scontata la pena. Il contenuto della lettera era credibile. La scolaresca fu felice che il giovane condannato si fosse pentito del suo errore. Da uomo libero non venne a trovare la scolaresca. Si seppe che anche lui era un drogato. Era diventato furbo, perché la polizia benché fosse controllato non riusciva a trovargli né denaro né droga. Si vantava di essere scaltro e di farla franca. Il mondo era dalla sua parte.

La sorte non perdona, perché è crudele con i malvagi. Chi fa del male deve aspettarsi del male. Sarà una legge della natura.

Sua sorella venne a chiamarmi. Era a letto con orribili spasimi. Non sopportavo vederlo soffrire, ma non potevo aiutarlo. Il medico tedesco accanto a me, mi diceva che non c’era niente da fare. Fu trasportato lo stesso all’ospedale. Durante il tragitto spirò lacerato dagli spasimi.

Per Carmela Ragusa

Nino Pennino