Giustizia? Un “storia” di inciviltà giuridica

Maurizio Miliziano

La cosiddetta riforma della giustizia targata Berlusconi (Angelino Alfano è un mero esecutore di ordini), è uno dei più gravi vulnus inferti dall’attuale maggioranza alla Costituzione e, quindi, alla nostra democrazia. Uno dei tanti, purtroppo. Ma questo rischia di stravolgere in modo drammatico le basi della nostra democrazia, fondata sulla separazione dei poteri, sull’obbligatorietà dell’azione penale (art.112 Cost.), sull’indipendenza ed autonomia della Magistratura (art.101, 104 e 108 Cost.), sull’autogoverno della Magistratura (art.104 e 105 Cost.) e, infine, sulla sottoposizione della polizia giudiziaria all’Autorità Giudiziaria (art.109 Cost.). Ci sono altri principi importanti come quello del “giudice naturale” (art.25 Cost.) legato alla inamovibilità dei giudici, altro essenziale principio (art.107 Cost.), il giusto processo (art.111) e altri ancora, ma mi voglio soffermare sui primi per non appesantire troppo la mia riflessione. E’ grave la riforma proposta perchè sconquassa i principi adesso elencati e perchè gravi srebbero gli effetti se venisse approvata. Non avremmo più una giustizia terza ed imparziale, e saremmo in balìa di abusi e prepotenze. Se la mettiamo insieme alla modifica del codice penale, a seconda dei reati commessi dal potente di turno, e al sistema informativo genuflesso al medesimo potente di turno, siamo non di fronte ad un regime ma ad una vera e propria dittatura di fatto. Il principio della separazione dei poteri più volte è stato ed è messo in pericolo, non solo per un’oggettivo asservimento della magistratura al potere esecutivo, ma anche, non sembri una forzatura, a causa di una legge elettorale che impedisce le preferenze e pone la scelta dei parlamentari, che partecipano alla funzione legislativa, in capo alle segreterie dei partiti, depotenziando il principio secondo cui l’eletto non è sottoposto ad alcun vincolo nell’espletamento del suo mandato (art.67 Cost.), e per l’uso smodato dei decreti legge da parte del governo, pure quando non ne ricorrono le conddizioni previste dalla Costituzione, in casi straordinari di necessità e d’urgenza (art.77 Cost.). Con la riforma della giustizia all’ordine del giorno, si verrebbe a chiudere il cerchio con l’assoggettamento all’esecutivo anche del potere giudiziario. Perchè ciò accadrebbe con la separazione delle carriere e non delle funzioni, con la creazione di due Csm, uno per i giudici ed uno per i Pm, quest’ultimo presieduto dal Pg della Cassazione stavolta scelto dal Parlamento e non più eletto dal Csm, ma privati delle prerogative di autogoverno e ridotti a organi amministrativi burocratici, con l’irragionevole potenziamento del ruolo del Guardasigilli che mette l’esecutivo in posizione di forte condizionamento dei giudici (sarà costituzionalizzata la sua funzione ispettiva, concorrerà alla formazione dei giudici e dei PM, può presentare richieste e proposte al Csm, ecc.). Sarà, insomma, il vero “capo” della Magistratura. E poi, continuando, con il declassamento dei PM a semplici impiegati dello Stato, con l’abolizione dell’azione penale che metterebbe nelle mani di chi governa (questa è la verità) la scelta dei reati da perseguire. Da un lato, il solito potente di turno elimina dal codice penale quelli da lui commessi, dall’altro, quando non riesce ad eliminarli, li esclude dalle priorità indicate annualmente dal governo stesso. Altro che Lodo o legittimo impedimento. Così si crea un doppio scudo protettivo in barba al principio che la legge è uguale per tutti. Le modifiche che mi preoccupano ancora di più, ammesso che sia possibile preoccuparsi più di quanto già lo sia per l’intero impianto modificativo proposto dall’ineffabile ministro portavoce della Giustizia, sono legate all’abolizione, nei fatti, del principio di inamovibilità dei giudici – alla fine un terzo scudo, se non riesco ad eliminare il reato dal codice penale e neanche ad escluderlo dalle priorità, cambio il giudice e cerco quello amico – e all’introduzione della responsabilità civile dei giudici. Non è forse sufficientemente chiaro che quando un giudice sbaglia – escludendo il dolo che è già ovviamente perseguito – l’Ordinamento prevede il giudizio d’appello e tanti altri rimedi per ogni singolo provvedimento giudiizale emesso nelle varie fasi di un processo, penale, civile, amministrativo o contabile che sia. Introdurre una siffatta responsabilità ha il solo scopo di intimidire i giudici. Sulla elezione da parte del popolo dei pubblici ministeri, il tema è strettamente legato alla separazione delle carriere, mentre l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte dell’accusa è una violazione del giusto processo e della parità delle parti di fronte al giudice. Non è ben chiaro, poi, l’introduzione di un vero e proprio tribunale speciale (una sorta di Alta Corte) per giudicare i magistrati. In definitiva, per non farla troppo lunga, ma ogni aspetto meriterebbe un approfondimento, dobbiamo alzare le barricate, barricate rappresentate da tanti testi della nostra Costituzione. Alziamo il testo della Costituzione ad ogni occasione. E’ in pericolo la nostra libertà. Un vero golpe tanto più pericoloso perchè senza spargimento di sangue e, anzi, con il consenso di quella parte di italiani che ancora non si sono svegliati dal torpore indotto dal venditore Berlusconi e che dobbiamo aiutare a riflettere, a pensare con la propria testa. Non vorrei che quando si sveglieranno sia troppo tardi, per loro e per noi.

Grato per attenzione e commenti.

“Domani pubblicherò la 2a parte dell’ analisi della Riforma della Giustizia targata “Berlusconi” alla luce delle modifiche apportate al testo approvato poco fa dal Consiglio dei Ministri e scaturite dall’incontro del 9 marzo tra il Guardasigilli Alfano e il Capo dello Stato Napolitano”

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