Giuseppe Spagnolo: primo sindaco del dopoguerra, guida del movimento contadino

Giuseppe Spagnolo

All’indomani della guerra lo stato di miseria, in cui si vennero a trovare le famiglie contadine siciliane, raggiunse i livelli di guardia. Le forze sindacali e politiche di categoria si prodigarono per fare ottenere ai braccianti agricoli le terre da coltivare, scorporando i grandi feudi, che i ricchi proprietari terrieri preferivano utilizzare a pascolo. Gli agricoltori furono impegnati in
Un’aspra battaglia contro un vecchio nemico interno: la classe baronale. Era cominciata la partita decisiva, quella senza esclusione di colpi, in cui uno dei due contendenti avrebbe avuto scacco matto, con evidenti ripercussioni sul futuro dell’isola. Da un lato la classe dei baroni: spietata nella sua azione di repressione dei movimenti contadini, forte per la sua solida posizione economica con le radici ben piantate nei feudi. Dall’altro lato un movimento contadino vasto e irato, ma consapevole di giocarsi molto in questa lotta, non più fermo alle vampate di paglia, in grado di ripensare criticamente la lezione gramsciana.
In tanti comuni sorsero cooperative agricole, a Cattolica Eraclea il 19 marzo del 1944 fu inaugurato il circolo dei lavoratori e, successivamente, fu fondata la cooperativa La Proletaria. In seguito all’emanazione dei decreti del ministro comunista Fausto Gullo nacque la speranza nel movimen­to contadino di potere ottenere la tanto sospirata terra. La parola d’ordine fu la terra ai contadini. La fase iniziale della lotta fu caratterizzata dalla richiesta dei latifondi incolti, mentre successivamente si richiese un’or­ganica riforma agraria.
La lotta per la conquista della terra fu dura; durante le manifestazioni avvennero incidenti di lieve entità, ma in seguito ci furono attentati e uccisioni. La reazione agrario-mafiosa si manifestò in tutta la Sicilia:
Mai lotta sociale ha avuto tanti martiri (in tutta la Sicilia), quanti la lotta per l’occupazione delle terre incolte o malcoltivate! Ma deve anche aggiungersi che mai lotta sociale è stata così ricca di conseguenze .
Nei momenti di crisi, che si attraversarono nel dopoguerra, la politica soffocò i sentimenti di amicizia e tolleranza e, spinta dall’utilitarismo, fu capace di calpestare i principi e gli affetti più sacri. Creò momenti di follia che, nel tentativo di sopraffare un’idea, si trasformarono nell’eliminazione fisica degli uomini che la rappresentavano.
A Cattolica Eraclea nella prima fase ci fu un attentato ai danni di Aurelio Bentivegna e Giuseppe Scalia, il primo rimase ferito e il secondo fu ucciso. Altra vittima, a distanza di circa dieci anni, dopo l’emanazione della legge di riforma agraria regionale, fu il primo sindaco comunista Giuseppe Spagnolo, promotore del movimento contadino.
A contrapporsi alla mafia erano per lo più i contadini e le forze politiche che ne rappresentavano gli interessi economici e le aspirazioni sociali … A cadere sotto i colpi della lupara furono … contadini, operai, artigiani, piccoli intellettuali, che si erano posti alla testa della lotta per l’assegnazione delle terre incolte e la conquista della riforma agraria … a Cattolica Eraclea caddero Giuseppe Scalia il 25 novembre 1945 … il 13 agosto 1955 Giuseppe Spagnolo.
L’occupazione delle terre incolte fu un fenomeno che interessò braccian­ti e contadini di diversa estrazione politica. Erano presenti socialisti, comunisti e democristiani, questi ultimi aderenti alla cooperativa San Giuseppe, diretta dal sacerdote Amodeo Gammacurta, da Vincenzo Morello e da Ignazio Giuffrida. Le modalità dell’occupazione delle terre sono state descritte nella sua tesi di laurea da Nino Aquilino:
Centinaia di contadini, braccianti, nullatenenti a piedi o a dorso d’asino, mulo, etc. con alla testa Francesco Renda, Giuseppe Spagnolo ed altri al grido “la terra ai contadini” procedevano alla sistematica occupazione delle terre. I feudi occupati appartenevano al marchese Giovanni Borsellino e al cavaliere Gaspare Borsellino (Monte di Sara, contrada Borangio ed Asparacia). Furono pure occupate terre in contrada piana Vizzì di proprietà del latifondista Briuccia di Montallegro e in contrada San Giorgio, Pere Barbaro di proprietà della famiglia Pasciuta Agnello di Siculiana. l terreni venivano assegnati alla cooperativa socialcomunista “La proletaria”, che mediante sorteggio li divideva tra gli iscritti.[6] I mezzi poco ortodossi ma tradizionali, adoperati dagli agrari, non furono sufficienti a neutralizzare l’occupazione delle terre. I decreti del ministro Gullo furono fatti eseguire e alcune porzioni dei feudi predetti, in pratica le terre meno fertili, furono date ai contadini che ne avevano diritto. Negli anni seguenti fu pienamente attuata la riforma agraria e si creò a Cattolica Eraclea una nuova classe sociale: i coltivatori diretti, piccoli proprietari terrieri. Conquistata la terra, altri furono gli interessi e gli orientamenti politici dei contadini. Nel decennio 1950-1960 il ceto contadino, in parte, si avvicinò alla D.C., quasi a volersi distinguere dai nullatenenti e dai braccianti e per proteggere in tal modo la piccola proprietà conquistata. Da parte di altri, non riuscendo a tirare avanti, poiché la poca terra acquisita non era sufficiente ad assicurare alla famiglia i necessari mezzi di sussistenza, si preferì abbandonare la terra ed emigrare al Nord o in Canada. A Cattolica i fini che la riforma agraria si era proposti in parte fallirono. Essa, infatti, non riuscì a creare un ceto di piccoli proprietari contadini, invece accadde che contadini medi e ricchi e la borghesia professionale comprassero tutta la terra possibile, lasciando agli altri ben poca cosa. Al di là dei risultati raggiunti, bisogna dare merito a coloro i quali si sono sacrificati per migliorare lo stato sociale ed economico della nostra comunità.
Nella storia del movimento contadino, come in ogni storia degna di questo nome, le condizioni non furono sempre uguali. Ci fu il tempo della poesia e il tempo della prosa; il tempo dell’entusiasmo e il tempo dello scoramento; il tempo dell’impegno e del sacrificio e il tempo in cui a prevalere furono il calcolo e la ricerca del vantaggio personale. Fra un tempo e l’altro ci furono uomini semplici dalla tempra straordinaria che divennero organizzatori e dirigenti di cooperative, di associazioni, di leghe sindacali, di sezioni di partito, cui dedicarono la loro esistenza con abnegazione e fedeltà assolute (fra questi ricordiamo Giuseppe Spagnolo); e ci furono intellettuali e professionisti, che, mettendo da parte le loro vocazioni personali e i loro interessi, e anche sacrificando il loro avvenire andarono fra i contadini e ne divennero il lievito e la guida. Soprattutto i giovani, universitari o da poco laureati, lasciate le aule accademiche e gli studi prediletti, percorsero i sentieri delle campagne siciliane, e ne accettarono i disagi e i pericoli. (Fra quest’ultimi comprendiamo il prof. Francesco Renda)

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