Giudizi “tranci-anti”: se il “fiuto” sostituisce le intercettazioni?

Piove a dirotto, nonostante la stagione estiva alle porte. Piove a dirotto sopra la giustizia penale. Oggi, essa e agitata da due questioni che, a mio parere, basterebbero a scatenare un vero e proprio uragano: la questione “intercettazioni”, col correlato problema della loro pubblicazione, e la questione “affollamento carceri”.
Purtroppo, su argomenti in cui il contenuto tecnico-giuridico è estremamente importante e dove anche l’aspetto dei Valori Civili di riferimento appare assai delicato e complicato, troppi si sentono in diritto di dire la loro, “sparando” giudizi tranci-anti, non maturati con attenzione adeguata alla complessità del tema nè rispettosi dell’opinione contraria.
Tutto non giova, anche per la stessa comprensione del senso più alto dell’intendere “democrazia”; anzi, inquina e volgarizza la autentica forma democratica che è, si, facolta riconosciuta a tutti, di esprimere il proprio pensiero, ma a condizione che esso venga elaborato in modo consapevole.
Ragionando intorno alla regolamentazione delle intercettazioni (genere che comprende le classiche intercettazioni telefoniche, le interc. ambientali effettuate installando le famose “cimici”, le videoregistrazioni etc…), si deve partire da un lato di fatto preliminare e decisivo per comprendere tutti i successivi passaggi valutativi: le intercettazioni rappresentano uno strumento di indagine ancor più che indispensabile, irrinunciabile. E’ del tutto sterile affermare che il sistema di indagine penale dovrebbe recuperare il valore della attività investigativa tradizionale, condotta dal poliziotto con i soli mezzi del suo impegno, delle sue relazioni con l’ambiente, del suo “fiuto”! Il meccanismo investigativo ha la funzione di “inseguire” e “smascherare” la progettazione e la realizzazione degli illeciti. Pertanto, se questi, coerentemente con le conquiste della tecnologia (che la criminalità è in grado di apprendere ed impiegare con grande abilità e tempestività!) sono commessi utilizzando i cellulari, computers etc…, appare davvero assurdo privilegiare un metodo investigativo… “tradizionale”: sarebbe come pretendere di inseguire una ferrari con una panda. Per non parlare, poi, del fatto che l’attività investigativa “tradizionale” necessita di uomini e mezzi in tale quantità da essere totalmente incompatibile con la cronica carenza di organico e di diasponibilità che affligge le forze di polizia. Per non parlare dei costi che un siffatto modello operativo comporterebbe, non certo inferiore a quello delle intercettazioni, e probabilmente con minori riusultati!
Credo che invece insieme al sistema operativo tradizionale basato sull'”intelligence”, sul lavoro condotto dal poliziotto venga accostato a modelli investigativi tecnologici, parametrando il tutto alla tipologia dell’illecito. Si pensi alla criminalità “gestita” dalla numerose organizzazioni criminali, con i loro omicidi, rapine, estorsioni, reciclaggio, traffico di stupefacenti, ma pensiamo anche ai reati riguardanti la pedopornografia, alle varie ipotesi di sessualità violata, alle corruzioni, alle concussioni, alle grandi truffe, ai grandi inquinamenti (vedi il caso rifiuti a Palermo) proprio utilizzando il telefono cellulare o internet, come si fa a sostenere che gli organi investigativi non debbano, necessariamente, operare “interfacciandosi” con i loro “nemici” e, quindi, avvalendosi dei medesimi sistemi operativi? Le lamentele nascono, a mio modesto avviso, anche da una stupida e sterile comparazione statistica con realtà giudiziarie di altri paesi. Da lì, anche il motivo di ridurre o peggio “imbavagliare”. Sarebbe preferibile, disporre di qualche intercettazione in più, senza naturalmente cadere nell’abuso, che non “risparmiare” e magari perdere l’occasione di acciuffare un delinquente. L’ago della bilancia per taluni potrebbe, semmai, essere la “riservatezza” da un lato e dall’altro l’aspetto “sicurezza sociale”. Tutto sta, cosa far prevalere. Non sto parlando, di politici intercettati ( coloro magari che stanno “saggiamente” decidendo sul decreto), solamente di taluni politici. Credo che la soluzione venga ad essere poggiata su tre pilastri: la riservatezza, la riservatezza del soggetto, e il diritto-dovere di cronaca, condizione e fondamento di democrazia reale. Purtroppo, influisce negativamente, contro i giornalisti, la constatazione che, talvolta, essi non si sono rivelati in grado di attuare un sistema di autocontrollo sulla opportunità delle divulgazioni. Tuttavia, il modello dello scoop o del gossip giudiziario e della attemnzione puramente scandalistica alla notizia da dare (tipo “mostri sbattuti in prima pagina”) è certamente un dato non facilmente sottovalutabile. Credo che, pur ritenendoli (ii giornalisti) esenti da censure nello svolgimento del loro delicato comp, baluardo di civiltà e democrazia e pur avvertendo la necessità di una migliore regolamentazione del delicato settore della informazione giudiziaria, nella battaglia che rischia di incidere negativamente sulla effettività del diritto-dovere di cronaca, Io STO dalla Parte dei GIORNALISTI!!!

Maurizio Miliziano

Grato per attenzione e commenti.

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