Eraclea Minoa vista attraverso gli occhi della travel blogger e fotografa Paola Tornambè

di Paola Tornambè – Fotografa, artista, blogger.

Chiudete gli occhi. Pensate ad un luogo. Ad una spiaggia.
Che caratteristiche deve avere perché ne sentiate l’anima?
Io penso ad una lunga spiaggia di sabbia chiara e morbida, accarezzata dalla luce di una giornata di fine estate. Ci aggiungo un mare trasparente, leggermente increspato affinché si senta più forte l’odore della salsedine. Il mare più vero. Vivo. Che mi sappia spiegare la libertà.
Ma ancora non basta. C’è altro. Una pineta. Una lunga pineta direttamente sul mare, che accarezza la costa per chilometri, parallela alla spiaggia. Con ombra benevola e verde generoso.
E poi una scogliera. Una sorpresa che si rivela solo alla fine della spiaggia. Solo per i tenaci. Quelli che hanno camminato e camminato per arrivare alla fine. Che poi non è affatto la fine. E’ l’inizio di calette tra la roccia più bianca. Rivela sorprese.
E’ tutto mi pare.
Ma se aggiungiamo anche un fascino che proviene dall’antichità, dalla sacralità di un luogo che è stato dimora e scontro, per qualcuno, secoli fa, allora mi sembra d’aver inventato il luogo migliore della Terra. Dove non manca nulla.
Ma questo luogo non esce dalla mia fantasia. Esiste realmente. In Sicilia. Nella remota Sicilia meridionale, fatta di spazi e di silenzi. Di ombre e di luci.

Paola Tornambè


Provincia di Agrigento. Eraclea Minoa. Un nome difficile da imparare, ma che vi resterà cucito nella mente dopo che sarete stati qui. Non c’è un paese, se non Cattolica Eraclea, ma a circa cinque chilometri, verso l’interno. Qui siamo in una località esclusivamente naturale. E antichissima. La spiaggia prende, infatti, il nome dalle rovine dell’antica città greca Heraclea Minoa, i cui resti guardano il mare dall’alto del promontorio bianchissimo che chiude la spiaggia. Dal basso, dopo aver camminato per tutta la spiaggia, lo vedrete. Il promontorio sul quale era costruita l’antica città. Si tratta di Capo Bianco, fatto di marne, il cui nome non è necessario spiegare da dove derivi. All’inizio appare così: di un bianco accecante tra cielo e mare. Dopo la spiaggia. Alla fine della pineta e del boschetto di eucalipti che la chiude. Avvicinatevi. Per scoprire il resto.
La prima sorpresa sono i fanghi. Quelli benefici per la pelle.

Preziosi. La montagna, alla sua base, è fatta di questo. Non l’avrei notato, devo dire la verità, se non avessi visto gente camminare completamente ricoperta di fango. Aspettare che si secchi per poi risciacquarlo nell’acqua del mare, con un gesto antico e rituale. Purtroppo, però, molti non si accontentano dei pezzi di fango che si staccano naturalmente dalle pareti rocciose in seguito alla forza del mare e all’azione del vento. Tanti staccano con le proprie mani pezzi di fango dalla montagna, con il risultato di aver provocato pericolosi crolli e ridotto la forza della base del promontorio. Si cammina. Proprio sotto la roccia. Notandone le striature più scure che si alternano a quelle più chiare, con un’affascinante combinazione geologica.
La spiaggia è sottile. Tra il mare e la roccia.
Per lo più camminerete in solitudine. Non tutti si spingono fin quaggiù. E se andate ancora avanti troverete un passaggio segreto, tra la roccia che sembra chiudere definitivamente la spiaggia e invece lascia una piccola apertura da cui passano agevolmente solo i bambini o le persone di piccola statura. Se lo siete, potete passare dall’altra parte, in una piccola spiaggetta deserta, e poi continuare a camminare accanto al gigante di roccia, fino a scoprire dove finisce realmente. In un panorama quasi lunare, la roccia si fa sempre più bassa e levigata in morbide forme ondulate. Sulla sabbia frammenti di pietra.
Eraclea Minoa, la meravigliosa spiaggia con la pineta, si chiude con l’ultimo lembo di Capo Bianco. Il gigante termina con un cono a punta, tra mille striature di roccia bianca e beige. Dopo cambia tutto, continua il mare e vegetazione dunale, ma la magia si interrompe. Non siamo più qui. Non è più Eraclea Minoa, ma solo mare per chilometri e chilometri.
E allora limitate qui. Godetevi la fine. Il punto più estremo. E scopritelo più umano e vicino di quanto non sia il promontorio, duro, che confina con la pineta. Qui, alla fine di tutto, la roccia imponente sembra ormai solo un ricciolo di panna montata a neve. E, qui, sarete veramente soli. Non passa quasi mai nessuno. La natura è tutta per voi. Voi siete per lei.

Paola Tornambè


L’anima del luogo risplende di questa solitudine. La si può sentire urlare nel silenzio, la si può respirare con la salsedine, la si può riconoscere nella forza della roccia o nel vento che pare mescolare tutti questi elementi e restituirli direttamente alla nostra pelle. Anima con anima. La vostra. Quella del luogo. E poi la somma di entrambe.


Vi lascio raccontandovi di me. Di quando sono arrivata qui la prima volta. Giravo per la Sicilia, dormendo ogni giorno in una località diversa. Qui sono arrivata verso sera, gioendo per aver trovato una spiaggia così bella, affascinata dalla pineta e sicura di volermi fermare.
La sera è cresciuta, divenendo presto una notte adolescente e poi matura. E io sulla spiaggia. Seduta. Qualche falò a rischiarare l’ambiente. Suono di chitarre lontane. Suono di giovinezza. Poi le stelle, nel cielo più scuro. Nessun paese d’intorno. Nessun’altra luce. Se non un chiarore latteo, un bagliore, dal lato destro della spiaggia. Interrogarmi curiosa. Chiedermi cosa fosse. Avrei scoperto solo il giorno dopo, con la luce del mattino, che si trattava di Capo Bianco. La roccia bianca riflette luce. Una meravigliosa scoperta che ho poi conservato negli anni.

Ma quella notte non restava che abbandonarmi al profumo dei pini e del mare, come può essere solo in una notte d’estate. Abbandonarmi a una natura sovrana. A un buio che mi proteggeva e mi faceva sentire parte del tutto. Perché la libertà più assoluta e la piccolezza di fronte alla natura sono esattamente la stessa cosa.

Paola Tornambèanimadeiluoghi.blogspot.com/

Roma (1982). Presente su diversi siti e riviste di fotografia e d’arte italiani e internazionali: Fotografia Moderna, Artonweb, Bagzine, F-Stop Magazine, Shots Magazine. E’ vincitrice del “Conceptual Artist 2018” della webartexpo di Grifio Art Gallery. E’ finalista nazionale alla biennale MarteLive 2019. E’ inserita nell’archivio storico del Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Esposizioni: • MuVi Roma “Odissea nell’Arte” VII edizione gennaio 2019. •personale “Nel grembo, acqua” 14 – 31 luglio 2019 presso il Bastione, Cefalù (Pa) •doppia personale “Parti di Invisibile” 28 settembre – 4 ottobre 2019 presso Mayday, P. Potenza Picena (Mc). • “Parti di Invisibile” approda poi a Roma, a Palazzo Velli Expo, per il Cascina Farsetti Art del CFS Adams, novembre 2019. •“About Future” di Loosenart , 6 dicembre 2019 – 2 gennaio 2020, Roma. •“Il Mostro #14”, presso la Tevere Art Gallery, 7 – 11 dicembre 2019, Roma •Collettiva della KromArt Gallery “L’ombra”, 13 dicembre 2019 – 17 gennaio 2020, Roma. •“Cluster Photography and Print”, 19 – 23 Febbraio 2020, Ugly Duck, Londra.