Eraclea Minoa, l’importanza strategica dell’antico porto

ERACLEA MINOA: PORTO DI AGRIGENTO
In questo periodo ad Agrigento il potere era monopolizzato dalla nobile famiglia degli Emmenidi, il più celebre della quale fu Terone che ne divenne signore nel 488 a.C. Egli, mite e saggio nel governo della sua città, fu forte e determinato nella politica di espansione di Agrigento a scapito delle popolazioni indigene e anche delle stesse colonie greche, prima tra tutte proprio Eraclea Mìnoa; insomma, intendeva espandere il suo dominio dal Mediterraneo al Tirreno.
Eraclea Mìnoa era il nuovo porto che Terone intendeva aggregare alla potente Agrigento; un porto che aveva un’importanza strategica, sia politica che commerciale. Era infatti sulla rotta marina che partiva dal mare Egeo verso occidente: quella che partendo da Creta toccava la costa meridionale della Sicilia… Il porto di Eraclea Mìnoa era una delle tappe obbligate per i naviganti che dall’Egeo si dirigevano verso i paesi occidentali.
Peraltro, aveva ad Eraclea Mìnoa il suo sbocco la valle del fiume Hàlykos (il Platani), risalendo la quale si penetrava nell’ interno, tra le alture abitate dalle comunità sicane, e si giungeva a Camico, la rocca fortificata da Dedalo per il re Còcalo secondo la mitologia, e già sotto il dominio agrigentino.
Ancora: il Platani e la sua valle si caratterizzavano come “la via del sale”, battuta dai mercanti che volevano rifornirsi di salgemma e di zolfo.

Heraclea Minoa era un importante centro di mercato del grano, e gli Heraclesi costruirono un seno di mare per meglio caricare e scaricare le navi. L’economia era basata sul commercio, agricoltura, pastorizia e pesca. I terreni fertili producevano cereali, frutta, vino e olio ed il territorio era ricco di boschi e forniva una produzione di legnami. mentre il pescoso fiume, che era per buona parte navigabile, forniva una grande quantità di pesce.
Il territorio ricco di vegetazione mediterranea costituiva un habitat per la selvaggina presente con cinghiali, conigli, istrici e volpi. Si lavorava la palma nana, il giunco e le ristoppie del grano con le quali si producevano gerli e canestri.

APPROFONDIMENTI STORICI SU ERACLEA MINOA
(a cura di Gerlando Lentini tratto dal settimanale Momenti di vita locale)

  • i sapori
  • gambino ass