Emigranti italiani verso la Germania. Più 40% in un anno

“Vado a cercare fortuna in Germania”.

È la dura constatazione che le cose dalle nostre parti proprio non vanno. Lo hanno fatto i nostri nonni quando ancora non c’era Facebook, google news e la televisione era qualcosa di ben lontano da quella che conosciamo noi oggi, e lo stanno facendo i giovani italiani nel 2013. Il dato è corposo, un boom di immigrati in Germania del 40% in più rispetto al 2012 che dal bel paese si muovono in cerca di lavoro e (si presuppone) fortuna.

A dichiararlo stamattina è stato Destatis, Istituto federale di statistica che ha reso nota la drammatica situazione dell’Europa meridionale schiacciata dalla crisi. Pressati dai dati non confortanti degli ultimi anni, greci, portoghesi, spagnoli e italiani hanno deciso di prendere baracca e burattini e andare altrove.

Così lo scorso anno si sono trasferiti in totale un milione e ottomila persone, non solo provenienti dai caldi paesi mediterranei, ma anche dall’est: polacchi in pole position per numero, quasi 180mila, seguiti da rumeni, bulgari e ungheresi. In termini assoluti vince l’Europa orientale, ma se si guarda ai tassi percentuali il primato spetta agli spagnoli (più 45%), greci e portoghesi (più 43%) e italiani (più 40%).

Superata la soglia delle 42mila persone, gli italiani in Germania sono per lo più possessori di un alta qualifica culturale e professionale e di dieci anni più giovani dei nativi tedeschi che emigrano nei paesi nordici, in cerca (anche loro) di un lavoro meglio retribuito.

In accordo con il WSJ, l’immigrazione produttiva è cosa buona per la Germania, che può avvalersi del supporto di giovani professionisti istruiti. Wolfgang Nagl, esperto del mercato del lavoro all’istituto di ricerca Ifo dichiara: “I greci, gli spagnoli e gli altri stranieri contribuiscono all’attività economica – affittano i nostri appartamenti, fanno acquisti nei nostri negozi, pagano le tasse e collaborano al sistema di sicurezza sociale”.

E così niente di sorprendente: la Germania ingloba ciò che di buono abbiamo, il capitale umano che guarda al futuro, che ha speranza ma che ha anche i piedi per terra, e quel tasso di disoccupazione tedesco “congelato” dal 1990, fa gola a tutti.

fonte:agoravox.it

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