Don Nino Giarraputo: “Sono e rimango contro tutte le mafie”

don ninoLe parole del neo arciprete di Cattolica Eraclea, Don Nino Giarraputo, riportate in un nostro video [link] hanno suscitato un “vespaio mediatico”. Quasi tutta la stampa nazionale le ha riportate, in questo [LINK] la rassegna.

Durante la cerimonia di insediamento, alla presenza del vescovo Montenegro, don Nino Giarraputo aveva ricordato che “le chiese hanno bisogno di tanta attenzione e che le ditte, così come è successo a Favara, non mancheranno di dare il proprio contributo”. La ditta a cui fa riferimento l’arciprete fa parte un indagato per associazione mafiosa. La procura di Agrigento ha  aperto un’inchiesta, dopo che i carabinieri hanno inoltrato una informativa.

In risposta a questi articoli, Don Nino Giarraputo ci ha inviato una nota attraverso la quale ripudia e condanna fermamente la mafia e ogni sua manifestazione.

( La posizione espressa in merito alla questione della Chiesa Agrigentina [link].)

“Sono e rimango contro tutte le mafie”

Mi ha molto addolorato leggere sul quotidiano LA SICILA dell’08/10/ 2009 e sul quotidiano IL GIORNALE DI SICILIA dello stesso giorno riferimenti del tutto travisati e privi di fondamento alla cerimonia di insediamento al servizio sacerdotale presso la parrocchia SANTO SPIRITO DI CATTOLICA ERACLEA. Ma ancora di piu’ mi hanno ferito, come uomo e come sacerdote, le insinuazioni, le inesattezze, le superficialità con cui i cronisti hanno commentato i fatti, estrapolando frasi dal contesto e strumentalizzando le parole al fine di cercare a tutti i costi la notizia-sensazione, lo scandalo. A sproposito e con evidente ignoranza di quello che è accaduto realmente, si è fatto riferimento a “omelie-choc”, a “benedizioni“di aziende mafiose o in “sospetto di mafia”. Ma chiedo ai cronisti dello scandalo: quanti di voi erano presenti ed hanno assisitito alla bellissima e solenne cerimonia officiata dal nostro Arcivescovo amatissimo? Quanti di voi hanno realmente compreso il significato di quella cerimonia? Nessuno. Avete buttato la pietra dello scandalo e poi avete nascosto la mano. Non c’è stata nessuna omelia, né “benedizione” da parte mia. Sono intervenuto solo alla fine della Santa Messa per salutare e ringraziare. Primi fra tutti l’arcivescovo ed i rappresentanti delle istituzioni di Cattolica Eraaclea, il Maresciallo dei Carabinieri, il Sindaco, il Comandante della Polizia municipale che mi hanno onorato della loro presenza ed ai quali ho affidato il mio lavoro. Ho rivolto il mio pensiero agli emigrati nel Canada solo perché sono stato informato che ivi vi è una comunità particolarmente numerosa di cattolicesi, guidati da Monsignor Fragapane, pure lui cattolicese. E proprio IL GIORNALE DI SICILIAmentre, improvvidamente riportava il “caso” don Nino, dedicava la mezza pagina superiore a celebrare la candidatura di un cattolicese alla carica di sindaco di un comune canadese. Sono sempre stato vicino alle istituzioni, ovunque ho svolto il mio ministero sacerdotale. Alle forze dell’ordine ed alla Magistratura ho sempre rivolto e rivolgo il mio plauso per il loro impegno sul territorio, per la loro lotta costante contro la criminalità, lotta che va sposata senza riserve o condizione alcuna. Sono e rimango contro la mafia. Contro tutte le mafie. Ho affrontato da sempre il mio ministero sacerdotale con spirito di umiltà e di servizio verso la comunità che mi hanno ospitato. Ed accanto a me ho avuto sempre la collaborazione degli uomini di governo, delle forze dell’ordine, delle istituzioni con le quali mi sono sempre confrontato in modo leale e che mi hanno aiutato a sopportare le intimidazioni, le minacce, gli atti vandalici indirizzati non tanto alla mia, tutto sommato irrilevante persona, quanto piuttosto all’azione pastorale e sociale che ho tentato di portare avanti. E’ vero che a Favara ho vissuto una esperienza sacerdotale estremamente impegnativa. La costruzione della nuova Chiesa, giunta tra mille difficoltà, ha significato non solo la materiale realizzazione di un edificio di mattoni, ma la crescita spirituale e sociale di una comunità. Il riavvicinamento alla coscienza cristiana, ai sentimenti di umanità, anche di persone che hanno avuto un passato dubbio, fosco, oscuro. Un missionario, a chi gli chiedeva commentare gli usi “barbari” di alcune tribu’ pagane, rispondeva “sono stato chiamato a convertire questi uomini, non a giudicarli”. Ecco la mia missione. Tanti anni di lotta alla mafia, mi hanno insegnato che la mafia va combattuta sul suo stesso terreno: dando un lavoro a chi non ce l’ha, dando una casa a chi ne è privo, liberando ciascuno dalla schiavitu’di legami e di bisogni cui lo incatena l’ambiente mafioso. Questo ho cercato di fare e questo cerco di fare ogni giorno. Fermamente. La lotta alla mafia non è finita, anzi. Ciascuno deve fare la sua parte. Senza vittimismi e senza inutili esaltazioni, recuperando – giorno dopo giorno- segmenti di società e tratti di erritorio, riscattandoli dalla gogna della criminalità. A Cattolica Eraclea ho incontrato energie vive, istituzioni salde, persone entusiaste. Ho chiamato tutti a raccolta, senza pregiudizi o preconcetti e senza paure. Il riferimento fatto a persone che hanno avuto ed hanno problemi con la giustizia, che hanno o possono avere un passato “pesante”, non è fatto per elogiarli: sarebbe stupido oltre che deleterio. Ognuno deve rispondere dei propri sbagli, delle proprie condotte di fronte alla giustizia civile e penale. E, prima ancora, alla propria coscienza. Ma noi non abbiamo paura di testimoniare la nostra fede contro la mafia. Il nostro impegno sacerdotale ci impone di sconfiggere la mafia anzitutto sul terreno delle coscienze, chiamando alla redenzione, al pentimento, al perdono chi ha sbagliato. Sono rammaricato che le mie parole possano avere dato ragione di scandalo, foss’anche solo per equivoco, così come sono dispiaciuto se le mie parole ossono avere provocato disagio. Mi dispiace che qualcuno abbia strumentalizzato oltremodo alcune frasi per tornaconto giornalistico. Se la mafia è prepotenza, arroganza, violenza, ferocia, sopraffazione si deve stare attenti a non cadere nella trappola della presunzione del sapere che poi diventa facilmente arroganza e violenza, se non volontà di sopraffare. Non ho legame alcuno con mafiosi o presunti tali. Ma non posso fare a meno di far comprendere loro che il vicolo cieco che hanno imboccato ha una via d’uscita: la speranza del cambiamento.

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