[Cultura e tradizioni] I giochi di una volta (prima parte)

img197Ripercorriamo un pò le tappe della vita sociale del nostro paese attingendo informazioni dalle varie pubblicazioni dedicate alla nostra cultura e alle nostre tradizioni.
il libro che vi presentiamo in questo post è “Sotto la polvere del tempo, cultura e tradizioni di Cattolica Eraclea” della professoressa Angela Zambito realizzato nel 2006.

“Il presente lavoro – racconta l’autrice nell’introduzione – nasce da un sincero attaccamento alla storia, alla cultura, al dialetto e ai valori tradizionali della nostra gente, che si manifestano in tutte le attività ed espressioni: giochi infantili, conte, indovinelli, domande e risposte esemplari, scioglilingua, lavori e mestieri tradizionali, proverbi, massime e modi di dire, filastrocche, poesia e canti popolari, preghiere, inni e canti religiosi, arte e lingua.”

“I giochi di una volta” è il capitolo con cui inizieremo questo nostro viaggio nel tempo.

Certamente i giochi, praticati dai nostri nonni e genitori, erano diversi da quelli dei ragazzi di oggi. Una volta i fanciulli trascorrevano la maggior parte del loro tempo insieme ai coetanei per le strade del paese, che, anche se spesso erano malandate e fangose, si prestavano più di quelle di oggi alle attivtà ludiche, perchè, non esistendo le macchine o essendo molto poche, erano certamente più sicure. Inoltre, a quei tempi non c’erano i videogiochi e l’uso della televisione, quando c’era, veniva ridotto a qualche ora giornaliera.

A li mazzoli.
Era un gioco di gruppo, praticato con due asticciole di legno di dimensioni diverse: una più grande mazza e una più piccola mazzola, appuntita alle due estremità. Il ragazzo che conducevail gioco, da un punto precedentemente fissato chiamato poiu determinato da una pietra, colpiva la mazzola con la mazza, cercando di mandarla più lontano possibile ed evitando che gli altri ragazzi la prendessero al volo, nel qualcaso, chi riusciva a prenderla, gridava: “Vinticincu e mazzoli” e lo sostituiva nel condurre il gioco, guadagnando venticinque punti. Se la mazzola toccava terra, il giocatore che la prendeva, dopo aver fatto dei passi avanti, la lanciava cercando di farla arrivare vicina al poiu, possibilmente ad una distanza inferiore alla lunghezza della mazza. Il mazzeri, così veniva chiamato chi conduceva il gioco, doveva cercare di fermare la mazzola assestandole un colpo di mazza mentre era ancora nell’aria o in movimento. Se la mazzola cadeva ad una distanza dal poiu inferiore alla lunghezza della mazza, il giocatore, che l’aveva lanciato, sostituiva il mazzeri. Nel caso in cui la mazzola cadeva a terra lontana dal poiu, il mazzeri aveva a disposizione tre possibilità per allontanarla, colpendolasulla punta con la mazza la faceva rimbalzare e , assestandole un forte colpo, la mandava il più lontano possibile dal poiu. Ultimati i tre tiri, il mazzeri chiedeva un punteggio corrispondente alla distanza della mazzola dal poiu, misurata con la mazza (un punto equivaleva alla lunghezza della mazza). Se gli avversari ritenevano errata la richiesta di punteggio, misuravano la distanza con il rischio di attribuire di più (cioè il punteggio reale) o il proposito di conquistare il posto del mazzeri. Alla fine vinceva il ragazzo che raggiungeva per primo il punteggio prefissato.

dal libro “Sotto la polvere del tempo, cultura e tradizioni di Cattolica Eraclea” della professoressa Angela Zambito