Cattolica, omicidio colposo in via Oreto, condannato emigrato cattolicese

Un anno di reclusione, provvisionale da 30 mila euro, risarcimento dei danni da quantificarsi in sede civile e il ritiro della patente per un anno.

E’ la condanna per omicidio colposo inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Sara Marino, al cattolicese Vito Miceli, 41 anni, ristoratore emigrato in Danimarca.

L’imputato è stato ritenuto responsabile dell’incidente stradale, avvenuto nell’aprile del 2006 in via Oreto a Cattolica Eraclea, in cui perse la vita il pensionato 86enne cattolicese Giuseppe Callea che viaggiava insieme alla moglie che fortunatamente se la cavò con qualche ferita.

Giuseppe Callea

I rilievi effettuati all’epoca dei fatti dai carabinieri dalla locale stazione per chiarire la dinamica dell’incidente avrebbero permesso di accertare che Miceli, in violazione delle norme Codice della strada, mentre era alla guida della sua Alfa Romeo 156 blu, per negligenza, imperizia ed imprudenza, andò ad impattare violentemente contro la Fiat 126 sulla quale viaggiavano i coniugi Callea – Sciortino.

L’automobilista cattolicese – secondo la ricostruzione dell’accusa – non avrebbe mantenuto la propria destra né una velocità commisurata ai limiti di legge vigenti.
Così sarebbe avvenuto l’impatto frontale tra le due autovetture in via Oreto, all’uscita di Cattolica Eraclea – dove in quel momento la strada era a doppio senso di circolazione per via di alcuni lavori in corso – che si rivelò mortale per il pensionato cattolicese. A bordo dell’Alfa 156 Vito Miceli viaggiava in compagnia di un suo amico, entrambi riportarono lievi ferite.

Adesso, a quattro anni dall’incidente, è arrivata la sentenza del Tribunale di Agrigento. L’imputato dovrà liquidare alla moglie e ai due figli della vittima, che si sono costituiti parte civile nel processo con il patrocinio dell’avvocato Aldo Virone, una provvisionale da 10 mila euro ciascuno e il pagamento delle spese di costituzione in giudizio.

Difeso dall’avvocato Giovanna Morello l’imputato potrebbe presentare ricorso contro la sentenza le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

Calogero Giuffrida – Giornale di Sicilia

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