Cattolica Eraclea nel ventesimo secolo

(Tratto dal libro da Eraclea Minoa a Cattolica di Lorenzo Gurreri).

Il secolo precedente si concluse segnando la fine dei Fasci dei Lavoratori, dovuta all’azione repressiva del governo Crispi. Il XX secolo fu ricco di grandi avvenimenti che influirono sulla struttura organizzativa dell’Italia e di tutto il mondo. In particolare la Sicilia (compreso il nostro paese) si trovò coinvolta nella prima guerra mondiale e ne subì gravi perdite. Partecipò alla nascita del socialismo post-bellico, soffocato dall’irruenza reazionaria del ventennio fascista, e alla successiva seconda guerra mondiale, accusando sempre gravi perdite sia economiche sia umane. Durante la seconda metà del secolo, la Sicilia è stata protagonista della nascita della democrazia, della riforma agraria, del fenomeno del grande esodo verso l’America, il Canada e gli stati europei. Cattolica e i suoi abitanti, pur rappresentando un minuscolo granello di sabbia nel contesto mondiale, hanno partecipato agli avvenimenti più significativi.

Dalla prima guerra mondiale all’avvento del fascismo

Agli inizi del XX secolo il nostro comune era amministrato alternativamente dalle famiglie Borsellino e Spoto, rappresentanti l’aristocrazia locale. Le classi popolari, impegnate nella quotidiana lotta per procurarsi i viveri, erano soggiogate e poco inclini a interessarsi di politica. La borghesia, fortificatasi con il successo politico in campo provinciale e nazionale dell’avvocato Enrico La Loggia, cominciò a insidiare il predominio aristocratico nella gestione comunale. Nel 1910 era stato eletto sindaco il notaio Salvatore La Loggia, fratello di Enrico, e subito dopo Santo Spagnolo, entrambi membri della media borghesia.
Enrico La Loggia, era nato a Cattolica Eraclea nel 1872, apparteneva alla famiglia borghese illuminata dei La Loggia, proprietari terrieri. Da giovane militò nel partito socialista riformista, di cui divenne uno dei principali promotori. Laureatosi in Giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato ad Agrigento. Principale esponente della massoneria provinciale, si adoperava con tutte le sue energie per risvegliare la coscienza del popolo e, quindi, riuscire a spezzare il monopolio del potere, che era nelle mani dell’aristocrazia.
Sedotto dalla lotta politica, ripose le speranze nel movimento dei fasci. E con lo pseudonimo di “Arrigo” fece sentire la sua voce sulle colonne del “Siciliano”, ma senza alzarla troppo (a differenza della maggior parte degli uomini di punta del movimento).[1] Profuse tutte le sue energie nel cercare di risollevare le condizioni sociali ed economiche del ceto popolare, stimolandolo a partecipare alla vita pubblica. In verità, la partecipazione ai movimenti politici e sociali delle classi popolari avveniva in maniera epidermica e passiva; contadini e operai si limitavano a fare da spettatori occasionali, impegnati com’erano a lavorare dall’alba al tramonto per procurarsi i mezzi di sostentamento. Si prodigò, principalmente, per migliorare le condizioni di vita degli agricoltori, propugnando la riforma agraria. Lo storico Francesco Renda così ne parla: Enrico La Loggia, mandato al parlamento, si affrettò a presentare insieme ad altri una proposta legislativa di riforma agraria, in forza della quale la grande proprietà cerealicola e pastorale nel raggio di tre chilometri dai centri abitati doveva essere quotizzata in lotti da uno a cinque ettari da concedere in enfiteusi perpetua a quei contadini che avessero i requisiti richiesti.[2] Nel 1907 era stata costituita nel nostro comune la Cassa Agraria Sociale; ne facevano parte seicento soci, i quali chiesero e ottennero con decreti prefettizi del 1920 circa 3.500 ettari di terreno. La Cassa rurale, sotto la presidenza di Enrico La Loggia e guidata dal fratello notaio Salvatore La Loggia sindaco di Cattolica, comprò inoltre i latifondi di Maenza e Cuci Cuci (ha.708) da dividere in 168 quote per il prezzo di 1.611.708 lire, mediante un mutuo del Banco di Sicilia e la raccolta delle quote sociali. Nello stesso tempo alcuni contadini acquistarono direttamente dai latifondisti parte dei feudi di Monte di Sara e Bissana, pagando parte in contanti e parte in rate annuali. Mediante il rastrellamento dei risparmi, realizzati dai contadini durante la guerra, con le rimesse degli emigranti e i prestiti con le banche, si formò la piccola proprietà contadina[3] e andò affermandosi il ceto dei cosiddetti borgesi.
La prima guerra mondiale privò il paese della maggior parte della gioventù lavoratrice, con grave danno per l’agricoltura e le nostre famiglie. Cattolica Eraclea diede il suo contributo di sangue alla patria e soffrì la grave crisi economica, che si protrasse fino agli anni trenta.
Nel 1920 Salvatore La Loggia fu rieletto sindaco e con la collaborazione di amministratori riformisti, quali furono Rosario Sciortino, Nunzio Tortorici Beddia, France­sco Schembri e Vincenzo Dangelo, fece di tutto per risollevare l’economia del paese e venire incontro alle esigenze popolari. Tra le altre cose, per combattere la penuria d’acqua potabile stipulò un contratto d’adesione alla società dell’acquedotto Favara di Burgio. In questo modo la grave crisi idrica, dovuta alle accresciute esigenze e a una parziale inattività delle sorgenti locali, fu risolta.
Il 18 luglio del 1920 fu pubblicato a Cattolica e diffuso in tutta la provincia, il primo numero del quindicinale “La Sferza”, diretto da Giacomo Magrì, vicino alle posizioni dell’on.le Enrico La Loggia. Nel 1921 per opera dei fratelli La Loggia fu fondato il partito della Democrazia Sociale, in cui confluirono radicali, riformisti e parte delle classi popolari.
La fortuna politica della famiglia La loggia con l’avvento del fascismo venne meno. Enrico La loggia accusò di brogli elettorali il regime ed ebbe una lite furibonda con il gerarca fascista Storace. Per la sua condotta antifascista fu sottoposto a misure di prevenzione e costretto ad abbandonare l’attività politica per tutto il ventennio. Salvatore La Loggia fu l’ultimo sindaco eletto democraticamente, seguì la sorte del fratello Enrico e si ritirò dalla politica attiva. Con l’affermarsi del regime fascista, furono smantellati i consigli comunali, abolite le cariche di sindaco e assessori e l’amministrazione comunale fu affidata a un podestà di nomina prefettizia, indicato dai gerarchi fascisti.
Negli anni che precedettero il fascismo, iniziò l’emigrazione verso gli Stati Uniti d’America, l’Argentina, il Brasile e il Venezuela. L’America ricca (Stati Uniti) era il sogno degli emigranti cattolicesi; l’America povera (Brasile, Argentina, Venezuela) il ripiego e l’ultima speranza dei più bisognosi. Dal 1910 al 1925 si sviluppò il fenomeno dell’emigrazione clandestina; molti rimasero nelle terre americane, altri ritornarono o perché rimpatriati, o dopo aver messo da parte un gruzzoletto, sufficiente per comprarsi qualche ettaro di terra e, quindi, riuscire a procurare i mezzi di sostentamento alla propria famiglia. Alcuni di loro ritornarono convertiti alla religione dei protestanti evangelici e cercarono di diffonderla in paese. Incontrarono resistenze nel clero locale e provocarono la vivace contestazione di alcune cattoliche bigotte.
Al declino politico di Enrico La Loggia, provocato dal prorompente fascismo, corrispose a Cattolica Eraclea una perdita di potere da parte della borghesia più illuminata, dei ricchi borgesi e del movimento contadino. L’aristocrazia e i membri della borghesia più ricca di Cattolica Eraclea, invece, aderirono al fascismo, perché nell’ideolo­gia fascista intravedevano la possibilità di riacquistare il potere, la sicurezza economica e gli antichi privilegi.

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