Adiconsum: il 1° maggio è la festa dei lavoratori le aperture dei negozi non sono ammissibil

“Sì al servizio per i consumatori, No al consumismo esasperato”

Adiconsum da sempre si è battuta per un servizio reale per i cittadini consumatori, ma tale posizione – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – non significa accettare la logica del mero profitto imprenditoriale della Grande Distribuzione Organizzata.

Delibere comunali che concedono deroghe per il primo maggio, per tutte le 52 domeniche dell’anno e, come se non bastasse, anche per tutte le festività, vanno contro il rispetto della dignità umana, oltre che religiosa degli italiani, e finiscono col colpire anche tutta la piccola distribuzione e i piccoli commercianti che certamente non reggono l’impatto con i colossi della distribuzione organizzata.

Adiconsum crede che vada rispettata la chiusura dei negozi per la festività del 1° maggio, proprio per la caratteristica della festa dei lavoratori e per il martirio e la morte delle lavoratrici che per decenni furono vittime dell’avidità umana.

Adiconsum – continua Giordano – è anche convinta che per ciò che riguarda le aperture domenicali durante l’anno, il servizio ai consumatori possa essere ugualmente reso realizzando una rotazione delle aperture, così come si fa, per esempio, con le farmacie.

Non è necessario per il consumatore avere a disposizione tutti gli ipermercati, tutti i supermercati, tutto il piccolo e medio commercio, aperti in una metropoli o in una città. La rotazione per quartieri o municipi delle aperture domenicali e festive renderebbe compatibile la necessità del servizio al consumatore, la necessità di ridurre i costi delle aziende ed al contempo garantirebbe una migliore qualità della vita dei lavoratori, delle lavoratrici e delle persone in genere.

Delibere comunali così costruite – prosegue Giordano – garantirebbero ugualmente la concorrenza tra i vari operatori del settore, valorizzerebbero le aperture domenicali e festive, nei luoghi di reale turismo (non certo nelle cittadine che diventano turistiche perché celebrano la sagra del carciofo una volta all’anno) e svilupperebbero un consumo consapevole responsabile e non selvaggio, oltre che una socializzazione nei centri storici, nelle piazze, sul territorio e non nei centri commerciali ormai diventati luoghi “prefabbricati” di incontro tra individui e non tra persone.