“A zzia” Nina e l’antico rito delle Tavole di San Giuseppe

Siamo a Cattolica Eraclea uno dei paesi che rende omaggio a San Giuseppe con l’antico rito delle tavole, conservandone intatta la tradizione e mantenendola in una dimensione intima e privata.

Nel piccolo paese si respira aria di festa, una festa che ha un fascino e una suggestione tutta da vivere. Per strada c’è un peregrinare silenzioso iniziato la mattina presto. Sulle tavole domina l’immagine di San Giuseppe e tutt’intorno luci e fiori e poi i grandi pani, i “purciddrati”. Tavole ricche di simboli che vogliono omaggiare la terra, il sacrificio e il lavoro operoso di donne che da giorni si cimentano nella preparazione di pietanze della cucina locale.

Ci fermiamo a casa della signora Antonina Vaccaro – Triassi in via Cafumo che inizia a raccontarci il significato di questa tradizione che si perde nella notte dei tempi. E ci racconta di come in tempo di fame e ristrettezza economica, in molti aspettavano San Giuseppe sin dai primi di marzo per ricevere un pezzo di “purciddrata” di San Giuseppe fatta a turno dalle famiglie e dispensata vicendevolmente.

Ma per scoprire le origini di questa tradizione sembra si debba far riferimento a tempi lontani in cui il nobile padrone nel giorno di San Giuseppe apriva le porte delle fastose dimore e faceva sedere alla sua tavola i poveri del paese. Un giorno, uno solo, in cui si era uguali. È evidente che oggi l’allestimento delle tavole non è più prerogativa dei nobili, anzi, ci sono tavole modeste ma molto dignitose che raccontano di un’eleganza, quella d’animo, e di una fede e di un sacrificio oggi quasi dimenticato.

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